E' facile dire "cambiamo punto di vista". più facile a dirlo che a farlo ("e infatti ve lo dico perchè, non basta il pensiero" cit. Battisti-Panella, La Sposa Occidentale).
Ce lo ricordano testi dotti, colte citazioni e fulminanti battute, di autori più o meno noti come Stanislaw Lec:
“Il troglodita non era un troglodita. Rispecchiava il livello della civiltà dell’epoca”
O Leonardo Manera:
"Ma via… per due denti… cosa vuole che siano?” disse il dentista.
“Tutto per me!” rispose il tricheco
Ma, al di là delle buone intenzioni, quanto sia difficile immedesimarsi nel punto di vista altrui, ce lo ricorda il valido Enrique Balbonin quando sagacemente afferma.
"Son tutti finocchi col culo degli altri."
La prima storia, quasi vera...
Una ragazza nota che la mamma ogni volta che cucina il pesce ne taglia via la testa e la coda. Incuriosita le chiede il motivo e la madre risponde:
"Non so, mia mamma faceva sempre così."
La ragazza allora va dalla nonna e le chiede come mai tagliasse via la testa e la coda del pesce prima di cuocerlo. E la nonna rispose.
"Non so, mia mamma faceva sempre così."
A questo punto la ragazza decide di andare dalla bisnonna e con molta fatica (la bisnonna era anziana e un po' sorda) le pone la medesima domanda. La bisnonna sorride e risponde:
"Avevo una pentola troppo piccola."
La seconda storia, quasi vera...
Un uomo è seduto al bar ed osserva incuriosito due operai che stanno lavorando lungo il bordo della strada. Il primo scava una buca mentre l'altro osserva, poi il primo si ferma ed il secondo ricopre la buca.
Terminata l'operazione si spostano dieci metri più avanti e ripetono la medesima procedura.
L'uomo sempre più incuriosito li segue ed alla fine decide di chiedere loro spiegazioni:
"Perchè uno di voi fa una buca e l'altro la ricopre?"
Gli operai si guardano sorridendo e uno dei due spiega: Capisco le sue perplessità, ma tenga conto che di solito siamo in tre. Oggi quello che mette la pianta è in ferie!
Per due storie inventate, quanti casi veri possiamo osservare nella vita di tutti i giorni! Facciamo le cose per abitudine, perchè qualcun altro le faceva così prima di noi, senza chiederci se sia giusto, utile, efficiente, sensato.
Sono i "sentieri del vitello" della mente, quelli in cui percorriamo una strada perchè altri l'hanno percorsa prima di noi.
Che bello invece è il carattere della ragazza della prima storia, che, non soddisfatta della risposta della madre, risale la catena informativa per scoprire la buffa verità!
E voi il pesce come lo cucinate?

Avevo vent’anni o giù di lì, era estate e mi trovavo con un gruppetto di amici in quel di Lerici.
Lerici è uno dei paesi più belli del mondo, affacciato su un golfo straordinario e dominato da un maestoso castello.
Era una notte bellissima, di luna piena, e si chiacchierava tra il verde dei giardini che si inerpicano partendo dal paese e conducono in alto verso il castello. Non ricordo di cosa si parlasse, forse di quello di cui parlano i ragazzi a quell’età: di libertà, dei destini del mondo, di musica o semplicemente si cazzeggiava del più e del meno.
Gia amici erano seduti su un muretto ed io in piedi davanti a loro.
D’un tratto trasalii: da un cespuglio pochi metri più in alto emerse ai miei occhi una figura meravigliosa. Una donna bellissima, bionda, vestita con una lunga tunica bianca. la sua figura bianca si stagliava esattamente nel centro di una enorme luna bianca alle sue spalle, mentre al suo fianco si ergeva imponente e misterioso il castello. Una visione celestiale.
Gli amici mi videro improvvisamente turbato e, preoccupati, mi chiesero cosa avessi, ed io, a voce alta:
“Ragazzi, vedo la Madonna.”.
Alle mie parole dal medesimo cespuglio immediatamente uscì un energumeno, grande, grosso, con una barbaccia nera incolta e minacciosa, che mi fissò sprezzante per un istante prima di esclamare con voce da oltretomba: “Sì e io sono San Giuseppe.”
Gli amici si rotolarono per terra dalle risate, così come ridevano di cuore la bellissima ed il barbuto, allontanandosi. Io solo rimanevo ancora in piedi, immoto ed impietrito, amaramente disilluso, avendo compreso in un solo istante quanto la vita reale sia distante dalle romantiche visioni dei nostri più romantici sogni.

Avevo vent'anni o giù di lì, era estate e mi trovavo con un gruppetto di amici in quel di Lerici.
Lerici è uno dei paesi più belli del mondo, affacciato su un golfo straordinario e dominato da un maestoso castello.
Era una notte bellissima, di luna piena, e si chiacchierava tra il verde dei giardini che si inerpicano partendo dal paese e conducono in alto verso il castello. Non ricordo di cosa si parlasse, forse di quello di cui parlano i ragazzi a quell’età: di libertà, dei destini del mondo, di musica o semplicemente si cazzeggiava del più e del meno.
Gia amici erano seduti su un muretto ed io in piedi davanti a loro.
D’un tratto trasalii: da un cespuglio pochi metri più in alto emerse ai miei occhi una figura meravigliosa. Una donna bellissima, bionda, vestita con una lunga tunica bianca. la sua figura bianca si stagliava esattamente nel centro di una enorme luna bianca alle sue spalle, mentre al suo fianco si ergeva imponente e misterioso il castello. Una visione celestiale.
Gli amici mi videro improvvisamente turbato e, preoccupati, mi chiesero cosa avessi, ed io, a voce alta:
“Ragazzi, vedo la Madonna.”.
Alle mie parole dal medesimo cespuglio immediatamente uscì un energumeno, grande, grosso, con una barbaccia nera incolta e minacciosa, che mi fissò sprezzante per un istante prima di esclamare con voce da oltretomba: “Sì e io sono San Giuseppe.”
Gli amici si rotolarono per terra dalle risate, così come ridevano di cuore la bellissima ed il barbuto, allontanandosi. Io solo rimanevo ancora in piedi, immoto ed impietrito, amaramente disilluso, avendo compreso in un solo istante quanto la vita reale sia distante dalle romantiche visioni dei nostri più romantici sogni.