Free Mind

Gli uomini sono inclini a seguire ciecamente “i sentieri del vitello†della mente e a lavorare dall’alba al tramonto per fare ciò che gli altri uomini hanno fatto. Troverai notizie sul progetto FREE MIND all'indirizzo: http://www.derosaproject.it/ SONO GRADITISSIMI COMMENTI, PARERI, IDEE, SPUNTI, OPINIONI, CRITICHE. - PER LASCIARE LA TUA OPINIONE CLICCA SU "COMMENTI" ALLA FINE DEL POST.

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Blogger: Renatone
Nome: Renato De Rosa
Renato de Rosa ha già vissuto 50 anni. Vive a Carrara, ed è ideatore e docente di FREE MIND, una tecnica per combattere i condizionamenti e le barriere mentali (v. www.derosaproject.it) Dedica il suo poco tempo libero a futili e relativamente innocue attività quali il bridge, la scrittura, l’invenzione di giochi e ad ascoltare le canzoni di Lucio Battisti.

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martedì, 31 ottobre 2006

Halloween, Eduardo e la forza dell'immaginazione

Halloween.

Una festa strana ed estranea alla nostra cultura.

Una festa che tocca i tasti più reconditi della nostra fantasia, che ci parla di streghe, lupi mannari, fantasmi.

Perosnalmente, resto dell'opinione che, come scriveva Eduardo, non è dei fantasmi che si deve aver paura ma degli esseri umani.

E comunque, se avete dei dubbi, leggete questo straordinario racconto di Fredric Brown...

IMMAGINATEVI

 

Immaginatevi fantasmi, dei, diavoli.

Immaginatevi inferni e paradisi, città galleggianti nell’aria o sommerse nel fondo dei mari.

Unicorni e centauri. Streghe, gnomi e lupimannari.

Angeli e arpie, fatture e incantesimi, spiriti dell’aria e della terra, spiriti del fuoco.

Facile da immaginare, tutta questa roba. L’umanità è venuta immaginandola da migliaia di anni.

Immaginatevi astronavi e tempi futuri.

Facile da immaginare: il futuro è già cominciato, e dentro ci sono le astronavi.

Non c’è niente, dunque, che sia difficile, immaginare?

Certo che c’è.

Immaginatevi cento o duecento libbre di materia, con voi stessi dentro che pensate, e sapete che ci siete, e sapete far muovere la materia in cui siete: farla star sveglia o dormire, farle fare all’amore, portarla a passeggio in collina.

Immaginatevi un universo – infinito o no, a piacere vostro – con dentro milioni di bilioni di trilioni di Soli.

Immaginatevi un grumo di fango che gira e gira turbinoso intorno a uno di questi Soli.

E immaginate voi stessi su questo grumo, a girare anche voi, a girare turbinosamente nel tempo e nello spazio, verso una meta ignota.

Immaginatevi.

  

(Fredric Brown, da “Cosmolinea B-2”)

Leggendo questo brano prende un senso di vertigine, vero?

Lo stesso stupore che proviamo leggendo l'Infinito di Leopardi, di cui abbiamo parlato giorni or sono.

E concludiamo serenamente che la vita è così bella e misteriosa che davvero non c'è bisogno dei poveri misteri di Halloween.

lunedì, 30 ottobre 2006

Omaggio a Stanislaw Lec

StanisÅ‚aw Jerzy Lec (Leopoli, 6 marzo 1909 - Varsavia, 7 maggio 1966) è stato un noto scrittore, poeta nonché prolifico aforista polacco.

 

Lo scrittore si propose in gioventù come guida per molti intellettuali della mitteleuropa la cui esperienza culturale fu frenata in maniera inesorabile dal divampare della seconda guerra mondiale.

Internato in un campo di concentramento in Germania, vi rimase fino al luglio del 1943 quando il campo fu sottoposto a esecuzioni di massa. Fuggito grazie al travestimento con una uniforme tedesca, riuscì a raggiungere Varsavia dove poté unirsi al movimento partigiano locale.

 

Alla fine del conflitto poté riprendere la sua attività di scrittore, interrotta solo da un breve intermezzo dovuto ad un incarico diplomatico come addetto culturale presso l'ambasciata polacca a Vienna.

Lec trascorse anche due anni in Israele.

 

 

Pensieri spettinati (Mysli Nieuczesane, in originale, pubblicata nel 1957 e di cui fu pubblicato due anni dopo un seguito, Altri pensieri spettinati nella edizione italiana) è sicuramente il suo lavoro più conosciuto.

 

Si tratta di un florilegio di aforismi di sferzante ironia centrati non su un particolare sistema politico, bensì sul meccanismo che regola ogni sistema politico basato sull'autoritarismo. Intendendo fare di tutto eccetto che del moralismo spicciolo, Lec si batte contro ogni morale quando questa viene eretta a sistema, mettendo alla berlina con (apparentemente) innocue perle di saggezza non questa o quella assurdità, ma la stessa assurdità che si sostituisce alla vita e alla realtà stessa

 

  • Ad alcuni per essere felici manca davvero soltanto la felicità
  • Ad ogni sorpresa siamo preparati. Solo le cose quotidiane ci cascano addosso come calamità naturali.
  • All'inferno il diavolo è un eroe positivo.
  • Amate i vostri nemici! Può darsi che questo nuoccia alla loro reputazione.
  • Anche se ad una mucca dai da bere del cacao non mungerai cioccolata.
  • Aveva la coscienza pulita. Mai usata.
  • Chissà cosa avrebbe scoperto Colombo se l'America non gli avesse sbarrato la strada.
  • Ciò che si gonfia, per natura deve essere piatto.
  • Create miti su voi stessi, anche gli dei hanno cominciato così.
  • È progresso se un cannibale usa la forchetta?
  • La lepre ama la polenta. Lo dice il cuoco.
  • La scarsa memoria delle generazioni consolida le leggende.
  • Nella storia contano anche i fatti non avvenuti.
  • Non aspettatevi troppo dalla fine del mondo.
  • Quando il nemico si strofina le mani, è il momento buono. Abbi libere le tue.
  • Quando salti di gioia, attento che nessuno ti porti via il terreno da sotto i pedi.
  • Raramente nella corrida vince il toro. Gli manca lo stimolo economico.
  • Tutti vogliono il vostro bene. Non fatevelo portar via.
postato da: Renatone alle ore 07:12 | link | commenti
categorie: letteratura, aforismi, lec
domenica, 29 ottobre 2006

Lo zio Lucio, i ristoranti e il rimedio contro la superbia

Il mese scorso ho raccontato del vestito modello "tappetino da bagno" che mia madre mi costringeva a indossare ai tempi del ginnasio. Ero tranquillo: mia madre non ha mai acceso un computer in vita sua. Avevo fatto i conti senza mia sorella.

Mia sorella cerca ancora di vendicarsi di quando, lei aveva sei anni ed io sedici, regalai a lei ed alla sua amica due caramelle alla vodka, senza dir loro che erano alla vodka.

Mia sorella me lo rinfaccia ancora adesso e la sua amica da allora non mi ha più rivolto la parola.

La sua vendetta si è consumata l'altro giorno, quando ha scovato e letto minuziosamente il blog  cercando qualcosa da usare contro di me. Ha gongolato di gioia quando ha trovato il riferimento alla mamma, ha stampato la prova del misfatto e l'ha letto personalmente all'anziana genitrice che non l'ha presa afatto con sportività.

Per capire meglio il problema, è forse necessario che vi delinei sommariamente la personalità di mamma. I parenti l'hanno soprannominata "La Capitana", ed un motivo ci deve pur essere.

Direi che per me rappresenta un utilissimo ricondurmi alla realtà quando tento di svicolare, riportarmi a terrra quando ingenuamente penso di essermi sollevato di qualche centimetro.

Ad esempio l'altro ieri, alla presentazione del libro, mentre ricevevo gaudiosamente i complimenti dei presenti che sfilavano a salutarmi e mi sentivo tronfio come un tacchino che abbia appena ricevuto il nobel per la letteratura, lei si è avvicinata e mi ha sussurrato: "Sei proprio un megalomane". Ovviamente aveva ragione lei.

La cosa ha radici antiche. Nel corso degli anni quando proponevo:

"Vogliamo andare a mangiare a Tresana? C'è un ristorante molto carino, si mangia bene e si spende poco."

Lei rispondeva: "No, Tresana è troppo lontana".

Tresana di volta in volta poteva essere Aulla, Montignoso, Massa, qualsiasi posto e, se la località non era troppo lontana, poteva essere troppo scomoda, troppo brutta, troppo... qualcosa.

Invariabilmente il mese dopo mi diceva.

"Lo zio Lucio ha detto che a Tresana c'è un bel ristorante. Domenica ci andiamo." (si noti l'assenza del punto interrogativo: se la mia era una proposta, la sua era una disposizione).

"Ma mamma, è lo stesso posto dove volevo portarti io e tu avevi detto che è troppo lontano."

"Cosa vuoi saperne tu di ristoranti? Lo zio Lucio è camionista." Per qualche misterioso motivo nell'immaginario collettivo i camionisti sono tutti raffinati gourmet.

Devo confessare che sentirsi tutta la vita surclassare dallo zio Lucio non ha contribuito a mettermelo in buona luce. Poverino, lui non c'entra, è anche un uomo allegro e di compagnia. Se per caso dovesse leggere queste righe finalmente saprà perchè i miei sorrisi verso di lui apparivano sempre un po' forzati. Tranquillo Zio Lucio, tu non ne hai colpa e ti voglio bene comunque.

Quando poi, finalmente, lo zio Lucio è andato in pensione, al suo posto nella gerarchia materna è subentrato il Signor Attilio, un vicino di casa. Con l'aggravante che  oltre ad indicare ristoranti il Signor Attilio funge anche da aggiustatore - riparatore. Eh sì, perchè quando in casa dei miei genitori c'è da attaccare un quadro, sostituire una lampadina o cambiare la guarnizione ad un rubinetto, mia madre, consapevole della avversione di mio padre verso i lavori manuali, cerca aiuto. Quando arrivo io e dico:

"Mamma sono venuto per cambiare la guarnzione al rubinetto."

"Ho già chiamato il Signor Attilio. E' tutto a posto."

"Ma perchè hai disturbato il Signor Attilio? Potevo farlo io."

"Te? Figurati se sei capace di aggiustare un rubinetto!"

"Ma in casa mia l'ho sempre fatto e..."

"Mah" tronca regolarmente corto mia madre scrollando le spalle.

Probabilmente alla radice di tutto c'è il bridge. Mia madre è fermamente convinta che il bridge sia un gioco dannato in cui finirò per perdere tutte le mie sostanze. I miei tentativi di spiegarle che io gioco solo bridge agonistico e non per denaro non sono riusciti a toglierle dalla mente l'immagine di me, mia moglie ed i miei figli seduti sui gradini della chiesa a chiedere l'elemosina.

Questo costante scetticismo nei confronti del mio operato mi è utlissimo, perchè ha sempre rappresentato per me uno sprone a fare meglio, a migliorarmi, a perfezionarmi. Con qualche risultato nelle  mie attività, con effetti pressochè nulli nella considerazione di mia madre.

E questo è un bene. Perchè ogni volta che qualcosa mi riesce bene, mi fermo a pensare: "Cosa ne dirà mia madre?" e poi scrollo la testa, insoddisfatto.

Spero tanto che mia sorella abbia già placata la propria sete di vendetta e non faccia leggere a mia madre questo brano, a meno che non intraveda subdolamente la concreta possibilità di essere nominata erede unica.

sabato, 28 ottobre 2006

La Silvia di Leopardi, l'allenatore del Fossone e le conseguenze dei propri gesti

Giacomo Leopardi ha scritto poesie meravigliose perchè era infelice.

Se Silvia fosse stata più fosse stata più disponibile verso di lui, sì, diciamolo, se gliel'avesse data, molte delle sue opere non sarebbero state scritte, lui sarebbe stato più felice e tutti noi posteri un pochino più poveri spiritualmente.

Ed ora saltiamo al 1970. Eravamo ragazzini e giocavamo a pallone in un campetto. Un giorno si ferma un auto, ne scendono due signori, restano un po' a guardarci e poi si avvicinano: "Noi siamo dirigenti del Fossone, volete fare un provino con noi?".

A quell'epoca non si pagava per giocare. Oggi le chiamano "scuole calcio" e i ragazzini ci vanno quasi per forza, come se andassero a lezione di musica o di inglese, accompagnati dalle mamme che si fermano volentieri a chiacchierare fra loro. Una volta c'erano solo minuscole squadrette di quartiere, sponsorizzate per le piccole spese dal presidente farmacista o imprenditore edile.

Il giorno dopo ci presentiamo in sei o sette. Ci danno in prestito un paio di scarpette e poi ci fanno palleggiare, driblare, tirare in porta. Io ero tutto pelle ed ossa e l'allenatore non era per nulla entusiasta di prendermi. Quando ci fece provare il tiro al volo io scattai sulla destra e lui passò il pallone sulla sinistra.

Ma io, ostinato, non me ne andai. Tutte le settimane ero puntuale agli allenamenti e la domenica mattina mi presentavo per la partita. L'allenatore preparava lì per lì l'elenco di chi sarebbe sceso in campo. Io non c'ero mai e guardavo regolarmente la partita dalla tribuna. Una volta, per una epidemia di influenza, la squadra era decimata ed i giocatori contati. Pur di non farmi giocare, mise a centrrocampo il portiere di riserva e fece sedere me in panchina come portiere di riserva.

Così per tutta la stagione. Tribuna, tribuna, tribuna.

Venne la primavera e venne l'ultima di campionato. La squadra era il posizione tranquilla ed il risultato non sarebbe stato influente. Era in programma, presso il campo della Portuale, la partita Fossone-Groppoli.

Groppoli è un paesino della Lunigiana, che per me era all'epoca terra sconosciuta e misteriosa.

Il Mister doveva essersi commosso per la mia pertinace ed inutile presenza ad allenamenti e partite e decise di premiarmi. Preparò la formazione schierandomi titolare, con il numero 6: mediano. Ero preoccupatisssimo perchè il mediano era quello che doveva correre più di tutti. Il mio poco fiato invece mi consentiva a malapena di giocare come attaccante, dove potevo fermarmi ogni tanto a rifiatare. 

A risolvere i miei problemi ci pensò la squadra del Groppoli, che quella domenica decise di rimanere in Lunigiana. La mia unica partita col Fossone si risolse in una vittoria a tavolino per forfait degli avversari.

Finì così, senza neppure iniziare, la mia carriera calcistica.

Da allora fino ad oggi ho un sogno ricorrente. Quello di giocare al pallone. Sogni bellissimi, in cui gioco bene, corro senza sentire la fatica e segno tanti gol. Al risveglio invece ci rimango male: mi accorgo che purtroppo era solo un sogno e mi tornano alla mente le mie domenica in tribuna col Fossone.

Poi quest'anno ho scritto il libro, il più grande calciatore del mondo http://ilpiugrande.splinder.com , in cui si racconta la storia di un calciatore per caso, un uomo qualsiasi che diventa un idolo delle folle.

E' stato pubblicato a settembre e, sarà un caso, ma in quest'ultimo mese non ho più sognato di giocare a pallone. Forse ho esorcizzato la mia frustrazione.

Scrivere mi ha fatto stare meglio.

Come è buffa la vita! Il rifiuto di Silvia verso Giacomo Leopardi è stato all'origine di grandi opere poetiche e letterarie, mentre le scelte di un allenatore del Fossone di trentacinque anni fa hanno ispirato un libercolo di scarso valore e poche pretese.

E' proprio vero: è impossibile immaginare le conseguenze delle proprie azioni!

 

postato da: Renatone alle ore 08:04 | link | commenti (5)
categorie: cultura, riflessioni, vita, letteratura, calcio, verità, creativià
venerdì, 27 ottobre 2006

L'Australia, i riflessi e i compiti del cervello

La mamma di Pierino ha tre figli: Tizio, Caio e ...... ?

L'isola più grande del mondo è l'Australia. Ma prima che fosse scoperta l'Australia, qual'era l'isola più grande?

Stai partecipando ad una corsa. Sorpassi il secondo. In che posizione ti trovi?

Ci sono risposte che scattano automatiche, perchè non rispondiamo con il cervello, ma con i riflessi.

I riflessi vanno bene quando tocchiamo per sbaglio un piatto che scotta. Siano benedetti i riflessi!  Sarebbe davvero un guaio se la mano dovesse passare l'informazione al cervello: "Guarda cervello che mi sto scottando!", poi il cervello dovesse rifletterci sopra un po' e concludere "Aspetta solo un istante che sono al telefono. Eccomi, cosa c'è? Ti stai scottando? Eh, sì, allora trasmetto subito l'ordine ai muscoli di tirare indietro il braccio. Muscoli del braccio per favore tiratevi un po' inidetro." Nel frattempo la mano è carbonizzata.

I riflessi sono dunque utilissimi, ma diventa un problema quando vanno oltre i loro compiti, quando pretendono anche di ragionare. Perchè non è il loro mestiere.

Bisogna quindi aiutare e sostenere il cervello che spesso diventa pigro e delega i propri compiti ai riflessi. Così trionfano stereotipi, barriere mentali, luoghi comuni a danno della logica e del buon senso.

Cervello, fai il tuo lavoro!

Quanto all'Australia, tranquilli, era l'isola più grande del mondo ancora prima di venire scoperta.

Per Pierino e per la corsa... lascio fare volentieri al vostro cervello.