Correva, assai veloce purtroppo, l'anno 1985 ed io lavoravo in quel di Milano, presso la RAS Assicuazioni, avendo abbandonato da tre anni in natio borgo selvaggio carrarese.
Milano non era il massimo per me. Brutta città e pessimo clima. Se poi aggiungiamo una moglie poco incline alle relazione sociali, nessun parente ed un bambino di pochi anni che mostrava con il colore della carnagione e con messaggi espliciti la sua netta preferenza per l'aria salmastra del mare piuttosto che per lo smog meneghino, si capisce quanto sarebbe stato importante per noi trovare il modo di abbandonare la turbinosa metropoli pillitteriana da bere per tornare alla sana provincia toscana.
E venne così un piccolo annuncio trovato, quasi casualmente, sul corriere: la Cassa di Risparmio di Lucca cercava programmatori con esperienza pluriennale scopo assunzione.
Ovviamente mi presentai, assieme a molti altri, superando serenamente il test tecnico-informatico.
Il secondo passaggio era il test "logico-matematico" seguito, pochi giorni dopo, dal colloquio motivazionale. Il test-logico matematico era l'ultimo dei miei problemi. Un po' per la mia ancora fresca (mica come adesso che ho scordato tutto) laurea in matematica, un po' perchè i test di logica erano sempre stati una delle mie passioni. Così in meno di metà del tempo consegnai il compitino, sotto gli sguardi avvelenati degli altri partecipanti, immersi nel tentativo di trovare il posto esatto per collocare sequenza di stelline, cerchietti e quadretti.
Superato anche il secondo scoglio, fui convocato per il colloquio motivazionale che era condotto da due psicologhe. Dopo i primi convenevoli mi misero davanti un foglio chiedendomi una immediata autovalutazione. Sul foglio erano riportati per ogni riga, una qualità ed il suo opposto, con una scala graduata da 0 a 9.
Ad esempio:
antipatico 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 simpatico
introverso 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 estroverso
triste 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 allegro
Mi chiesero dunque di "crocettare" il valore che ritenevo giusto per descrivere il mio carattere.
Procedetti speditamente, cercando di indicare valori moderatamente positivi, ma senza esagerare (gli psicologi non amano chi esagera!)
Quando però giunsi alla riga
stupido 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 intelligente
senza esitare misi la crocetta sul 9, il massimo dell'intelligenza.
Con coda dell'occhio vidi le due psicologhe scambiarsi uno sguardo di intesa. Appena terminato una delle due mi spiegò.
"Guardi, in tanti anni di carriera è la prima volta che mi capita. Non che qualcuno si attribuisca un valore di intelligenza 9, questo ogni tanto accade. Ma che qualcuno scriva 9 ed il valore risultante dal test logico-matematico corrisponda effettivamente a 9 non mi era mai successo."
Al che risposi sorridendo:
"Senta, non prendiamoci in giro, voi non avete misurato la mia intelligenza, ma semplicemente la mia capacità di risolvere giochini matematici. Questa cosa mi riesce bene, ma non per questo devo ritenermi intelligente. L'intelligenza è un'altra cosa. In realtà, nella mia vita, mi comporto spesso, come tutti del resto, da perfetto stupido."
"E allora perchè ha indicato nove come autovalutazione?"
"Volevo vedere la vostra faccia!" risposi ridendo.
Risero anche loro (se fai ridere lo psicologo è fatta) e fui scelto.
Venti giorni più tardi ero programmatore della Cassa di Risparmio di Lucca e nelle segrete di quella medioevale struttura sarei rimasto sepolto cinque anni. Cinque anni, ma già dopo pochi giorni avrei capito quanto siano fallaci i test di intelligenza. Non c'erano dubbi: se veramente la mia intelligenza fosse stata "nove", non sarei mai finito a lavorare per la Cassa di Risparmio di Lucca.