Free Mind

Gli uomini sono inclini a seguire ciecamente “i sentieri del vitello†della mente e a lavorare dall’alba al tramonto per fare ciò che gli altri uomini hanno fatto. Troverai notizie sul progetto FREE MIND all'indirizzo: http://www.derosaproject.it/ SONO GRADITISSIMI COMMENTI, PARERI, IDEE, SPUNTI, OPINIONI, CRITICHE. - PER LASCIARE LA TUA OPINIONE CLICCA SU "COMMENTI" ALLA FINE DEL POST.

Chi sono

Blogger: Renatone
Nome: Renato De Rosa
Renato de Rosa ha già vissuto 50 anni. Vive a Carrara, ed è ideatore e docente di FREE MIND, una tecnica per combattere i condizionamenti e le barriere mentali (v. www.derosaproject.it) Dedica il suo poco tempo libero a futili e relativamente innocue attività quali il bridge, la scrittura, l’invenzione di giochi e ad ascoltare le canzoni di Lucio Battisti.

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venerdì, 08 giugno 2007

Io non potrò mai...

io non potrò mai divertirmi.

Pare che per divertirsi sia indispensabile:

  • uscire di casa a mezzanotte
  • chiudersi assieme a trecento persone in una discoteca assordante
  • ubriacarsi di rum
  • sniffare coca

Ed io che...

  • a mezzanotte vado a dormire
  • amo le cene in poca e buona compagnia
  • mi gusto un bicchiere di vin santo dopo cena
  • mi sballo con un quadretto di cioccolato

...no, non potrò mai sapere cosa è davvero il divertimento!

martedì, 22 maggio 2007

Perchè?

Perchè la gente non canta più?
postato da: Renatone alle ore 08:30 | link | commenti (6)
categorie: musica, costume, società, abitudini
mercoledì, 01 novembre 2006

Io mi fermo qui

Amici carissimi.

Dopo quattro mesi di post quotidiani è giunto il momento di fermarsi. Ho scritto abbastanza e non avrei più molto da dire. Chissà, forse un giorno ricomincerò.

Grazie di cuore a quanti mi hanno seguito, incoraggiato, apprezzato, criticato. Continuate pure a lasciare commenti, se volete.

Come diceva il cantante - cantante, si badi bene, non poeta - dai diamanti non nasce niente ma dal letame nascono i fior, anche se il concetto è più apprezzato che messo in pratica.

Così, per un blog che chiude ne apre un altro. Visitatelo, se vi va.

http://igrebani.splinder.com

E, ovviamente, rimane aperto il blog dedicato al mio lbro

http://ilpiugrande.splinder.com

Al termine di questo blog vorrei ringraziarvi come faceva il capocomico, quando alla fine dello spettaciolo saliva alla ribalta per salutare lo spettabile pubblico: se vi è piaciuto raccontatelo ai vostri amici e se non vi è piaciuto... fatevi i fatti vostri.

Un abbraccio forte e sincero a tutti.

Renato

Chi desideri scrivermi in privato può farlo a questo indirizzo: renatoderosa@infinito.it 

venerdì, 27 ottobre 2006

L'Australia, i riflessi e i compiti del cervello

La mamma di Pierino ha tre figli: Tizio, Caio e ...... ?

L'isola più grande del mondo è l'Australia. Ma prima che fosse scoperta l'Australia, qual'era l'isola più grande?

Stai partecipando ad una corsa. Sorpassi il secondo. In che posizione ti trovi?

Ci sono risposte che scattano automatiche, perchè non rispondiamo con il cervello, ma con i riflessi.

I riflessi vanno bene quando tocchiamo per sbaglio un piatto che scotta. Siano benedetti i riflessi!  Sarebbe davvero un guaio se la mano dovesse passare l'informazione al cervello: "Guarda cervello che mi sto scottando!", poi il cervello dovesse rifletterci sopra un po' e concludere "Aspetta solo un istante che sono al telefono. Eccomi, cosa c'è? Ti stai scottando? Eh, sì, allora trasmetto subito l'ordine ai muscoli di tirare indietro il braccio. Muscoli del braccio per favore tiratevi un po' inidetro." Nel frattempo la mano è carbonizzata.

I riflessi sono dunque utilissimi, ma diventa un problema quando vanno oltre i loro compiti, quando pretendono anche di ragionare. Perchè non è il loro mestiere.

Bisogna quindi aiutare e sostenere il cervello che spesso diventa pigro e delega i propri compiti ai riflessi. Così trionfano stereotipi, barriere mentali, luoghi comuni a danno della logica e del buon senso.

Cervello, fai il tuo lavoro!

Quanto all'Australia, tranquilli, era l'isola più grande del mondo ancora prima di venire scoperta.

Per Pierino e per la corsa... lascio fare volentieri al vostro cervello.

domenica, 24 settembre 2006

Il mare, il portiere ed i doni della vita

Ultimissimi giorni di mare.

Robè, il proprietario del Bagno Polda, chiuderà prima, che deve andare a fare una battuta di caccia in Russia e per quest'anno ha già lavorato troppo, con la sua stazza imponente e la sua capigliatura lunga, brizzolata ed incolta, seduto sotto la tettoia del bar a controllare, come un satrapo persiano, che tutto funzioni a dovere, che nessuno usurpi gli ombrelloni altrui, che ragazzetti maleducati ed impudenti non giochino a pallone e che scricconi di passaggio non si siedano impunenemente sul bagnasciuga di pertinenza del suo stabilimento balneare.

Questi giorni mi riempiono di una tristezza infinita - che il pensiero delle castagne arrostite in arrivo mitiga solo in minima parte - perchè detesto il freddo e l'inverno, ed amo il sole ed il mare.

Il mare.

E lo dico io che non so neppure nuotare, che quando mi bagno rimango venti minuti immobile ed immoto in piedi immerso sino alla cintola - fingendomi impagnato in  profonde meidazioni sul significato della vita - prima di  trovare il coraggio eroico per tuffarmi...

Questo mare e questa spiaggia da tutti vilipesi e bistrattati. Fino a pochi anni or sono - nella mia colossale ingenuità ed ignoranza - pensavo che ogni terra bagnata dal mare e ad una latitudine accettabile fosse dotata di belle ad ampie spiagge o, al limite, di meravigliosi ad accessibili scogli.

Poi mi è capitato di vedere un po' di Mediterraneo: le tristi spiagge della costa romagnola, le paludose e malsane terre del golfo del leone, le inospitali coste della Catalogna, il brullo Pelponneso, con pochissime , risibili e sassosissime spiaggette  e laddove vi è spiaggia non è sabbia ma polvere, per non parlare di tutte quelle zone dove la costa è stata deturpata da orribili industrie.

Così penso che non sappiamo apprezzare i doni che la vita ci fa, ci sembra tutto naturale, scontato e dovuto e ce ne rendiamo conto solo quando li perdiamo.

Riuscii infatti a rendermene conto negli anni '80 quando mi trovai a laviorare alla RAS a Milano. Il mare mi mancava, anche in inverno. Non perchè fossi solito andarci, passeggiare o pescare, che trascorrevo mesi interi senza neppure vederlo. Mi mancava la sua presenza, grande, immensa, maestosa, silenziosa, misteriosa. Il mare che è qui, che è vicino e che lo percepisci anche se non lo vedi.

La settimana lavorativa alla RAS terminava il venerdì alle 13 e, con un'ora di permesso, l'estate uscivo a mezzogiorno pronto per lanciarmi sull'autostrada e essere in spiaggia alla due e mezza.

Così, a mezzogiorno meno cinque entrava nella toilette un distinto impiegato in giacca e cravatta con una voluminosa borsa in mano e subito dopo ne usciva uno strano soggetto in maglietta variopinta, calzoncini corti, ray-ban, cappellino e spardillias ai piedi. Circospetto e silenzioso come un thug mi infilavo nell'ascensore badando che nessuno mi vedesse e scivolavo via passando davanti al portiere allibito che non capiva chi fosse e cosa ci facesse quello strano essere nel serio e prestigioso  palazzo della seria e prestigiosa compagnia di assicurazione della seria e prestigiosa Milano.

Ecco, quello che spero è che quelle mie folli e strampalate apparizioni abbiano stimolato la fantasia di quel portiere, fornendogli lo spunto per godersi gli anni della meritata pensione non nella brumosa Milano ma in una ridente cittadina in riva al mare.