Amici carissimi.
Dopo quattro mesi di post quotidiani è giunto il momento di fermarsi. Ho scritto abbastanza e non avrei più molto da dire. Chissà, forse un giorno ricomincerò.
Grazie di cuore a quanti mi hanno seguito, incoraggiato, apprezzato, criticato. Continuate pure a lasciare commenti, se volete.
Come diceva il cantante - cantante, si badi bene, non poeta - dai diamanti non nasce niente ma dal letame nascono i fior, anche se il concetto è più apprezzato che messo in pratica.
Così, per un blog che chiude ne apre un altro. Visitatelo, se vi va.
E, ovviamente, rimane aperto il blog dedicato al mio lbro
http://ilpiugrande.splinder.com
Al termine di questo blog vorrei ringraziarvi come faceva il capocomico, quando alla fine dello spettaciolo saliva alla ribalta per salutare lo spettabile pubblico: se vi è piaciuto raccontatelo ai vostri amici e se non vi è piaciuto... fatevi i fatti vostri.
Un abbraccio forte e sincero a tutti.
Renato
Chi desideri scrivermi in privato può farlo a questo indirizzo: renatoderosa@infinito.it
A volte non ci si capisce.
Uno dice fischi e l’altro capisce fiaschi.
Uno scherza e l’altro si arrabbia.
Uno è arrabbiato e l’altro persa che stai scherzando.
Ricordate il calciatore della lezio Re Cecconi? Fu convinto da un amico a fare uno scherzo ad un gioielliere. Gli disse "Entra in negozio e fingi di essere un rapinatore! Il gioielliere è mio amico ed è un laziale sfegatato". Il povero re Cecconi entrò dicendo "Fermi tutti, questa è una rapina.". Il gioielliere estrasse una pistola e lo fulminò.
Senza arrivare a questi estremi ognuno di noi ha visto amicizie o matrimoni infranti per problemi di comunicazione.
Un esempio meno drammatico?
“Prendila così” di Mogol-Battisti. La conoscete?
E’ la storia di due amanti che si lasciano.
E il testo è un dialogo, anzi, un monologo: lui parla a lei.
Ora la domanda fondamentale che ci poniamo è questa: lui sta eroicamente e dolorosamente rinunciando a un rapporto che non ha più storia oppure la sta semplicemente scaricando perché è invecchiata?
Io propendevo nettamente per la seconda ipotesi e vedevo elementi di grande ironia nel testo.
Proviamo a esaminarlo assieme.
Prendila così
non possiamo farne un dramma
conoscevi già hai detto
i problemi miei di donna
L’inizio è già indiziario: prendila così, non fare drammi, insomma, non fare sceneggiate e non rompere troppo le scatole. Il messaggio è chiarissimo.
certo che lo so
certo che lo so
non ti preoccupare
tanto avrò da lavorare
Traduzione: “il tempo che non dedicherò a te lo dedicherò ad altre attività e stai pure tranquilla che non mi annoierò"
forse e' tardi e rincasare vuoi
Questo è proprio lampante: “Ok, ti ho detto quello che ti dovevo dire, ci siamo lascaiti, mi sono tolto un peso e cos’altro vuoi? Missione compiuta e togliti dai piedi!”
no che non vorrei
io sto bene in questo posto
no che non vorrei
questa sera e' ancora presto
Falso come Giuda: “Nooooo, sto volentieri con te, anche se ormai ti ho mollato, se non mi interessa più di scopare con te, se vorrei che tu ti togliessi dai piedi… ma, cosa dici, non ti fare ingannare dall’apparenza, stiamo pure ancora qui a parlare… (che palle)”
ma che sciocca sei
ma che sciocca sei
a parlar di rughe
a parlar di vecchie streghe
meno bella certo non sarai
Riflessione interna: “E pensare che una volta era proprio una bella topina. Adesso è vecchia e piena di rughe. Nemmeno un lifting miliardario la salverebbe. No, no, ne voglio una più giovane…”
E siccome e' facile incontrarsi
anche in una grande città
e tu sai che io potrei purtroppo
anzi spero
non esser più solo …
“Ho già per le mani una chicchina che è la fine del mondo…”
cerca di evitare tutti i posti
che frequento
e conosci anche tu
nasce l'esigenza di sfuggirsi
per non ferirsi di più
"Non venirmi tra i coglioni, per favore, che poi si creano scenate e discorsi. Gira al largo, trottolina!"
Lasciami giù qui
e' la solita prudenza
“Prima scendo meglio è…”
loro senza me mi hai detto
e' un problema di coscienza
“E meno male che hai famiglia, altrimenti ti saresti già installata a casa mia. Brrr, mi vengono i brividi solo a pensarci! Ho bisogno di tutto tranne che di una moglie, con le rughe, poi!”
certo che lo so
certo che lo so
non ti preoccupare
tanto avro' da lavorare
ora e' tardi e rincasare vuoi
“Allora, ti togli dai piedi? Faccio ancora in tempo ad andare al circolo a farmi due birre ed una partitina con gli amici.”
No che non vorrei
io sto bene in questo posto
no che non vorrei
dopo corro e faccio presto
“E corro sì, altrimenti non trovo più nessuno al circolo…”
meno bella certo non sarai
E siccome e' facile incontrarsi
anche in una grande citta'
e tu sai che io potrei purtroppo
anzi spero
non esser piu' solo
cerca di evitare tutti i posti
che frequento
e conosci anche tu
nasce l'esigenza di sfuggirsi
per non ferirsi di piu'
“Te lo ripeto, così lo capisci meglio. Stai a casa tua con la tua famiglia e non venirmi più tra le balle. Ahhhhhh… finalmente, se ne è andata….. che dolce sapore la libertà!”
Ecco, così io interpretavo questa canzone, ed ero ben sicuro che questo fosse il vero significato nella mente dell'autore e dell'interprete.
Però quel giorno a Riomaggiore, quando incontrai Mogol, e gli chiesi: “Maestro, mi dica una cosa per favore, la canzone Prendila così ha un testo ironico, vero?”, lui mi guardò con un misto tra incredulità e disprezzo e mi rispose: “Un testo ironico, ma cosa dice? E’ una canzone drammatica!”
“Ah… “ risposi e mi defilai poco elegantemente.
Ma io non ne sono mica convinto e, ostinatamente, continuo a pensare che il protagonista della canzone sia un marpione che vuole scaricare la ganza di turno. A volte i personaggi di fantasia sfuggono al controllo dei loro autori...
Metti che tu, sfogliando un libro di Borges, legga questa poesia che si intitola “Le cause”…
Metti che il cuori ti si gonfi di emozione perché sai che hai appena letto la più bella poesia di amore che sia mai stata scritta….
Metti che tu vada subito dalla tua donna, la faccia sedere davanti e te e con voce tremante gliela legga, con trasporto e sentimento…
Tramonti e generazioni
di cui nessuno fu il primo.
Freschezza d'acqua nella gola
di Adamo. L'ordinato paradiso.
L'occhio decifrante le tenebre.
All'alba, l'amore dei lupi.
La parola, l'esametro. Lo specchio.
La luna osservata dai Caldei.
Le sabbie innumerevoli del Gange.
Zhuang-zi e la farfalla che lo sogna.
Le mele d'oro delle isole.
I passi del labirinto errante.
La tela infinita di Penelope.
Il tempo circolare degli stoici.
La moneta in bocca all'uomo morto.
Il peso della spada sulla bilancia.
Ogni goccia d'acqua nella clessidra.
Le aquile, i fasti, le legioni.
Cesare nel mattino di Farsalia.
L'ombra delle croci sulla terra.
Gli scacchi e l'algebra del persiano.
Le tracce delle lunghe migrazioni.
I regni conquistati a suon di spada.
La bussola incessante. Il mare aperto.
L'eco dell'orgoglio nella memoria.
Il re giustiziato con un'ascia.
L'incalcolabile polvere che fu eserciti.
La voce dell'usignolo in Danimarca.
La scrupolosa linea del calligrafo.
Il volto suicida nello specchio.
la carta del baro. L'oro avido.
Le forme della nube nel deserto.
Ogni arabesco del caleidoscopio.
Ogni rimorso e ogni lacrima.
Occorsero tutte queste cose
affinché le nostre mani s'incontrassero.
Metti ora che tu alzi gli occhi e cerchi i suoi per scorgere la stessa commozione che senti nel cuore…
E ora metti che la tua donna si alzi in piedi e scrollando le spalle ti dica: “Che presuntuoso quel Borges”, prima di tornare a spolverare il mobile…
Metti tutto questo, donna, e non meravigliarti quando mi vedrai sul divano in mutande, con una lattina di birra in una mano ed un sacchetto di patatine nell’altro, a vedere la partita di calcio.
A volte mi chiedo se ci siano delle coincidenze...
Esattamente ventinove anni fa, il 29 agosto 1977, Donna Catia divenne la mia compagna.
La notte prima un tornado aveva devastato il litorale apuano e quella stessa mattina un mio parente fu coinvolto in un omicidio per legittima difesa.
Io nacqui il primo maggio, festa del lavoro, ma I nostri due figli sono nati rispettivamente il 6 agosto - anniversario della bomba su Hiroshima - e il 9 agosto - anniversario di quella su Nagasaki.
Mah...
Comunque i miei lettori mi perdoneranno se oggi trascurerò futili racconti o balenghe cosniderazione sui casi della vita, per limitarmi a fare gli auguri a colei che da ventinove anni mi sopporta (e qualche motivo deve pure averlo, anche se al momento mi sfugge).
Un re aveva uno strano modo per giudicare coloro che erano accusati di crimini importanti.
Convocava la popolazione in una arena; egli, circondato dalla sua corte, sedeva alto sul suo trono e dava un segnale: una porta al di sotto di lui si apriva, ed il soggetto accusato entrava nell'anfiteatro. Proprio direttamente di fronte a lui, dall'altra parte dello spazio incluso, c'erano due porte, esattamente uguali ed affiancate. Era dovere e privilegio della persona in processo camminare verso queste porte ed aprire una di loro. Poteva aprire qualsiasi porta volesse; non era soggetto a nessuna guida tranne quella della summenzionata possibilità incorruttibile ed imparziale. Aprendone una, ne usciva una tigre famelica, la più feroce e crudele che potesse essere procurata, che immediatamente lo assaliva e lo faceva a pezzi come punizione per la sua colpa.
Ma, se la persona accusata apriva l'altra porta, ne sarebbe uscita una signora, la più adatta ai suoi anni e al suo stato che sua maestà selezionava tra i suoi migliori soggetti, e a questa donna veniva immediatamente sposato, come ricompensa per la sua innocenza. Non era importante che lui avesse già una moglie ed una famiglia, oppure che i suoi affetti fossero impegnati su un oggetto di propria scelta; il re non permetteva tali arrangiamenti subordinati che interferissero col suo grande schema di retribuzione e ricompensa.
Il criminale non poteva sapere da quale porta sarebbe uscita la signora; apriva ciò che preferiva, senza avere la minima idea se, nel prossimo istante, sarebbe stato divorato o sposato. Non c'era via d'uscita dai giudizi dell'arena del re.
Questo re aveva una figlia bellissima: era la favorita speciale del padre, e lui l'amava al di sopra di tutta l'umanità. Tra i suoi cortigiani c'era un giovane con quella finezza di sangue e povertà di status comuni agli eroi convenzionali da romanzo che amano le vergini reali. Lei, ovviamente lo amava, perchè era bello e coraggioso, lo amava con un ardore caldo e forte.
Questa love-story continuò felicemente per molti mesi, finché al re non capitò di scoprirne l'esistenza. Egli non esitò. Il giovane fu subito posto in prigione, ed un giorno fu fissato per il suo processo nell'arena del re.
Il giorno fissato arrivò. Da lontano e da vicino la gente si riuniva, e affollava le grandi gallerie dell'arena, e le persone, che non potevano entrare, si ammassavano per le mura circostanti.
Il re e la sua corte erano ai loro posti, con all'opposto le due porte, quei portali del destino, così terribili nella loro similitudine.
Tutto era pronto. Il segnale fu dato. Una porta al di sotto della festa reale si aprì, e l'amante della principessa entrò nell'arena.
Alto, meraviglioso, bello, la sua apparizione fu salutata da un basso ronzio di ammirazione e d'ansia. Non c'era meraviglia del perché la principessa l'avesse amato! Che cosa terribile per lui essere là!
Come il giovane avanzò nell'arena si girò, come costume, per inchinarsi al re. Ma i suoi occhi erano fissi sulla principessa, che sedeva a destra del padre. Ella infatti possedeva il segreto delle porte. Sapeva in quali delle due stanze, che stavano dietro quelle porte, ci fosse la gabbia della tigre, con le fauci aperte.
La principessa sapeva anche che dietro l’altra porta vi era una delle più belle ed amorevoli delle damigelle della corte che era stata selezionata come ricompensa della persona accusata, e la principessa la odiava.
Quando il suo amante si girò e la guardò, e i loro occhi si incontrarono egli, con lo sguardo pose la domanda: “Quale?” La domanda fu chiesta in un lampo; doveva essere risposta in un altro lampo.
Il suo braccio destro era adagiato sul parapetto di cuscino al suo fianco. Ella alzò la mano, e fece un leggero, movimento veloce verso la destra. Solo il suo amante la vide.
Si girò e con un rapido e fermo passo camminò nello spazio vuoto. Ogni cuore si fermò, i respiri trattenuti, tutti gli occhi erano posti irremovibilmente su quell'uomo. Senza la minima esitazione, andò verso la porta destra, e l'aprì.
Ora, il punto della storia è questo: Uscì la tigre da quella porta, o uscì la signora?
Non sarò certo io a dirvelo, la risposta dovete trovarla dentro voi stessi.
rielaborato da un racconto di Frank R, Stockton