TV e giornali ci raccontano:
"Uccisi tre orsi nel parco del Gran Paradiso. Uno dei tre è l'orso Bernardo."
Maledetti assassini: passi per gli altri due, ma l'orso Bernardo no!
Un animale senza nome è solo una bestia.
Come siamo buoni! Invochiamo il perdono per gli assassini, ci commuoviamo per i topolini usati come cavie e facciamo vincere Sanremo a una canzone che parla di matti. Nel migliore dei mondi possibili: il nostro.
http://ilpiugrande.splinder.com
Amici carissimi.
Dopo quattro mesi di post quotidiani è giunto il momento di fermarsi. Ho scritto abbastanza e non avrei più molto da dire. Chissà, forse un giorno ricomincerò.
Grazie di cuore a quanti mi hanno seguito, incoraggiato, apprezzato, criticato. Continuate pure a lasciare commenti, se volete.
Come diceva il cantante - cantante, si badi bene, non poeta - dai diamanti non nasce niente ma dal letame nascono i fior, anche se il concetto è più apprezzato che messo in pratica.
Così, per un blog che chiude ne apre un altro. Visitatelo, se vi va.
E, ovviamente, rimane aperto il blog dedicato al mio lbro
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Al termine di questo blog vorrei ringraziarvi come faceva il capocomico, quando alla fine dello spettaciolo saliva alla ribalta per salutare lo spettabile pubblico: se vi è piaciuto raccontatelo ai vostri amici e se non vi è piaciuto... fatevi i fatti vostri.
Un abbraccio forte e sincero a tutti.
Renato
Chi desideri scrivermi in privato può farlo a questo indirizzo: renatoderosa@infinito.it
Pochi giorni fa è morto Steve, l’australiano che prendeva i serpenti a sonagli per la coda e faceva la lotta con i coccodrilli.
E’ stato ucciso dalla puntura di una razza e mi vergogno un po’ a dire che la sua scomparsa mi ha ricordato una storiella.
C’è una violinista che è convinta che la musica sia un linguaggio universale, comprensibile dagli uomini ed anche dagli animali. Sperimenta dunque la sua teoria con successo con cani, gatti e cavalli che la ascoltano attenti ed estasiati.
Ma questo non le basta, è facile con gli animali domestici. Secondo lei infatti la musica è gradita anche agli animali più selvaggi e feroci e vuole provarlo.
Sale così su un aereo con il suo violino e vola sino a Ouadadogou, nell’Africa Nera. Poi noleggia una jeep e, sprezzante del pericolo, si inoltra da sola nella giungla misteriosa.
Trovata una radura, scende, si arma del suo violino e comincia a suonare.
Le scimmie appollaiate su un albero sono le prime ad accorgersene: scendono a terra meravigliate e si accovacciano per terra ad ascoltarla. Poi arriva una gazzella, seguita da altre, e quindi un vecchio bufalo ed un paio di ippopotami. Tutti lì intorno, fanno un cerchio e si mettono ad ascoltare le magnifiche note che la bella violinista estrae magicamente dal suo violino.
Il capannello attira anche le bestie più feroci. Arrivano tre elefanti che si fanno largo con le proboscidi e poi dei boa ed anche dei ghepardi.
Infine sua maestà il leone nota l’assembramento e incuriosito si avvicina.
Gli altri animali, soprattutto le zebre e le gazzelle, hanno un sussulto mi paura, ma poi si tranquillizzano quando si rendono conto che anche il re della foresta è ammaliato dalla musica e si accovaccia sereno ad ascoltare.
Per qualche minuto nella foresta è una situazione magica, in un silenzio irreale risuonano solo le note ispirate della violinista che gioisce perché ha finalmente dimostrato la verità della sua teoria.
Poi improvvisamente giunge da lontano veloce la pantera. Con un grande ultimo balzo scavalca l’assembramento degli animali, salta nel centro della radura e divora in pochi bocconi la sventurata violinista.
Tra gli animali stupiti si alza un mormorio di protesta e di delusione.
Il leone guarda seccato la pantera e le chiede:
“Si può sapere perché diavolo l’hai mangiata? Suonava così bene!”
E la pantera:
“Eh? Come hai detto?”
Anche questa piccola storia può insegnarci qualcosa. Il nostro desiderio è quello di piacere a tutti, ma questo non è possibile, qualunque cosa farete, anche la più bella, anche la più nobile, troverete sempre qualcuno che non la apprezzerà o che magari la disprezzerà.
Non datevene peso. E’ nella natura delle cose. Pensate che ci sono persino delle persone che preferiscono Baglioni a Battisti e quelli, credetemi, sono più sordi della pantera!
Una cosa che proprio lascia perplesso me, che animalista non sono e neppure cacciatore, è come si tenda sempre a dimenticare che l'uomo è parte integrante della natura.
Se è parte della natura un rospo bifido o una tarantola velenosa della Patagonia, perché non dovrebbe esserlo un essere umano?
Se è vero che gli stessi animalisti fanno una gerarchia tra animali più "nobili" come cagnolini scodinzolanti o simpatici pony rispetto a irritanti pidocchi e insignificanti bofonchi, l'uomo che indiscutibilmente è più evoluto di ogni altro essere vivente dovrebbe essere in testa a questa gerarchia, non in fondo.
Chiunque, io credo di fronte alla alternativa tra salvare la vita di un bambino e quella di un cucciolo di muflone, non avrebbe dubbi (spero).
A questa banale domanda gli animalisti inevitabilmente rispondono: “e tu chi salveresti tra Mastella, Diliberto Bertinotti, Storace, Previti da una parte e Snaug, il golden retriever, dall'altra?”
Quello che mi chiedo è se si possano amare gli animali senza disprezzare gli uomini.
Chi è animalista per misantropia è un po' come chi è vegetariano perchè il medico gli probisce la carne!
Dunque l'uomo dovrebbe essere considerato un entità naturale e - forse - quanto di meglio la natura è riuscita ad esprimere, parlando in termini di raffinatezza "tecnologica" non di valutazioni etiche.
E se l'uomo è parte della natura, non dovrebbero essere parte della natura anche i suoi prodotti: le case, le strade, le piramidi egiziane, il polietilene, il lardo di Colonnata, il pane toscano, la Guzzi v7 special (ho qualche dubbio sulla Fiat Duna).
Insomma l'antitesi che viene proposta tra "naturale" ed "artificiale" mi pare molto forzata.
La cicuta è un'erba naturale, ma tra bere un decotto di cicuta ed una Coca Cola, scelgo questa ultima soluzione.
E questa visione bucolica della natura incontaminata è frutto soprattutto di chi la campagna l'ha vista dai finestrini dell'auto, nei film della Disney o nelle pubblicità delle riviste patinate, dove di solito non si vedono formiche, nidi di calabroni, malaria, geloni nelle mani e nei piedi, grandinate, sporco, merda di animali, scorpioni e fatica.
Insomma, io - misero uomo tecnologico - vi guardo dal mio appartamento al quarto piano, mi faccio ogni tanto una tagliata di manzo, do la caccia con scarso successo alle zanzare (a mani nude e senza ausili chimici) - ma rivendico a chiare lettere e ad alta voce il mio diritto di appartenere alla grande e variegata famiglia di Madre Natura, sia pure tra i figli meno riusciti.