Free Mind

Gli uomini sono inclini a seguire ciecamente “i sentieri del vitello” della mente e a lavorare dall’alba al tramonto per fare ciò che gli altri uomini hanno fatto. Troverai notizie sul progetto FREE MIND all'indirizzo: http://www.derosaproject.it/ SONO GRADITISSIMI COMMENTI, PARERI, IDEE, SPUNTI, OPINIONI, CRITICHE. - PER LASCIARE LA TUA OPINIONE CLICCA SU "COMMENTI" ALLA FINE DEL POST.

Chi sono

Blogger: Renatone
Nome: Renato De Rosa
Renato de Rosa ha già vissuto 50 anni. Vive a Carrara, ed è ideatore e docente di FREE MIND, una tecnica per combattere i condizionamenti e le barriere mentali (v. www.derosaproject.it) Dedica il suo poco tempo libero a futili e relativamente innocue attività quali il bridge, la scrittura, l’invenzione di giochi e ad ascoltare le canzoni di Lucio Battisti.

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martedì, 25 settembre 2007

I doni della poesia

Alighieri Dante,

Benigni ricevente.

postato da: Renatone alle ore 15:58 | link | commenti
categorie: poesia, arte, umorismo, divertimento, veritĂ , epigrammi
mercoledì, 01 novembre 2006

Io mi fermo qui

Amici carissimi.

Dopo quattro mesi di post quotidiani è giunto il momento di fermarsi. Ho scritto abbastanza e non avrei più molto da dire. Chissà, forse un giorno ricomincerò.

Grazie di cuore a quanti mi hanno seguito, incoraggiato, apprezzato, criticato. Continuate pure a lasciare commenti, se volete.

Come diceva il cantante - cantante, si badi bene, non poeta - dai diamanti non nasce niente ma dal letame nascono i fior, anche se il concetto è più apprezzato che messo in pratica.

Così, per un blog che chiude ne apre un altro. Visitatelo, se vi va.

http://igrebani.splinder.com

E, ovviamente, rimane aperto il blog dedicato al mio lbro

http://ilpiugrande.splinder.com

Al termine di questo blog vorrei ringraziarvi come faceva il capocomico, quando alla fine dello spettaciolo saliva alla ribalta per salutare lo spettabile pubblico: se vi è piaciuto raccontatelo ai vostri amici e se non vi è piaciuto... fatevi i fatti vostri.

Un abbraccio forte e sincero a tutti.

Renato

Chi desideri scrivermi in privato può farlo a questo indirizzo: renatoderosa@infinito.it 

mercoledì, 27 settembre 2006

Dalì, le gite scolastiche e la cultura al popolo

Lo confesso: non sono un grande visitatore di musei.

 

Un po’ perché non mi amo viaggiare ed un po’ perché, lo confesso con pudore e amarezza, non capisco l’arte classica.

 

A me, povero ignorante, quei quadri con messeri, madame, madonne, santi ed angioletti sembrano un po’ tutti uguali: non mi emozionano, non mi trasmettono sensazioni. Come la pantera del post di ieri era sorda alla musica, io so di essere quasi cieco verso l’arte figurativa e me ne rammarico.

 

L’arte moderna invece mi piace e molto.

L’arte che è nata quando, grazie all’utile invenzione della fotografia, i pittori hanno finalmente smesso di rappresentare il mondo come è e si sono dedicati a dipingerlo così come potrebbe essere, dando libero spazio alla fantasia, insomma, dagli impressionisti in là, tanto per semplificare.

 

E tra i pochi miei grandi miti c’è Salvador Dalì. Il più grande di tutti. Infinitamente più grande, a mio immodesto parere, del sopravvalutato Picasso. Dalì, il genio fatto pittore.

 

E due anni or sono ho finalmente realizzato quel desiderio che covava dentro me da anni ed anni: ho sfidato i lunghi chilometri di autostrada, il transitare in un paese ostile quale la Francia (vedasi testata di Zidane), il dovermi nutrire di cibi oscuri, sconosciuti e minacciosi e sono finalmente arrivato a Figueras, a vedere il Museo di Dalì.

 

Quanto sia bello, straordinario, emozionante non ve lo dico perché non avrei né lo spazio, né le parole giuste.

 

Vi dico invece del dispetto nel trovare il museo pieno, affollato, gremito di visitatori.

 

Innanzitutto perché l’affollamento, la confusione, la ressa disturbano grandemente l’ammirazione e la contemplazione delle opere. Provate voi a emozionarvi davanti ad un quadro mentre vi passano davanti, vi spintonano, vi chiacchierano nelle orecchie, vi pestano i piedi.

 

Ma l’irritazione diventa incazzatura (scusate il francesismo ma quando ci vuole ci vuole) quanto ci si rende conto che la stragrande maggioranza dei visitatori è del tutto disinteressata alle opere esposte. Trattasi in stragrande maggioranza di:

 

a)      gite scolastiche, che inzeppano le sale di giovani con annessi foruncoli di tutta Europa

b)      gite per anziani catarrosi, zoppicanti e incontinenti, adescati e trascinati da sadici accompagnatori con il miraggio di arrivare vivi alla cena in locale tipico prevista per la sera a Barcellona

c)      coppie di coniugi pensionati americani al quarto matrimonio ed alla terza luna di miele attirati in Spagna dal clima salubre e dai romanzi di Hemingway

d)      allegre quanto stolide  famigliole italiane di passaggio e ansiose di scorazzare su e giù per le ramblas di Barcellona che fanno tappa al museo per educare irritabili e stolidi bambini, che in viaggio da due giorni sono già in crisi di astinenza da televisione e play station.

 

E allora l’irritazione mi sale dentro e diventa indignazione!

 

Tutta questa gente deve essere cacciata via dal Museo di Dalì, come i mercanti dal Tempio, a colpi di frusta!

 

 E chiudendo gli occhi per un momento sogno di stringere tra le mie mani un pesante parang (la scimitarra dei daiaki del Borneo come i salgariani ben sanno) e roteandolo minacciosamente per aria far fuggire a gambe levate tutta questa ignobile ciurmaglia e poi essere io a stabilire le regole.

E già vedo un grande cartello campeggiare davanti all’entrata:

 

INGRESSO LIBERO E GRATUTIO PER CHI SUPERA L’ESAME DI AMMISSIONE.

GLI ALTRI POSSONO ENTRARE PAGANDO MILLE EURO

 

L’esame è un test di intelligenza (vero non come quelli del mensa).

L’ingresso a pagamento è una forma di democrazia, perché l’arte non deve essere vietata a nessuno.

 

Riapro gli occhi e confido questa mia grande idea a Donna Catia: l’arte a chi la sa apprezzare.

 

Donna Catia si limita ad inarcare un inarca un sopracciglio che implicitamente significa: “sei un eccentrico despota snob e fascista”.

 

Considerato di non poter contare neppure sul voto della mia consorte, scarto così l’idea di presentarmi alle elezioni per Ministro Mondiale della Cultura e sorrido indulgente al ragazzino in gita scolastica che spintonato da un compagno mi ficca il gomito nello stomaco.

 

 

postato da: Renatone alle ore 07:44 | link | commenti (3)
categorie: viaggi, cultura, riflessioni, vita, arte, punti di vista, musei, intelligenza