Come piccolo dono ecco un breve brano inedito in tema natalizio,ispirato al libro “il più grande calciatore del mondo”. I personaggi del romanzo raccontano il Natale del protagonista, il fuoriclasse Giulio Capriata.
Confidando in un sorriso...
Renato de Rosa
Il Natale del più grande calciatore del mondo
Testimonianza di Oscar Esteban Villanova, compagno di squadra
El Natal es una fiesta muy particular por los calciadores. A Natal nos semos stufados de balon., de jornalisti y de tifosos, y finalmiente vamonos fora dal los corbelos in vacanzia in tierre lontane y calienti.
Così l’ultimo dia antes la partenzia eravamos ne lo espoliatoio e Julio Capriata ce ha sorprendido porquè ha portado regalos por todos.
Regalos muy particular porque non eran serios ma por escherzar e accusì ce semos espanzados da le risade...
Testimonianza di Mirko, Fabbris preparatore atletico
Sì quel Natale Giulio ci sorprese davvero e ci divertì portando ad ognuno un regalo buffo e speciale. Un bellissimo scherzo, che mise allegria perché il regalo era un modo per prenderci amichevolmente e in giro. Fu molto, molto divertente, anche se non tutti in verità la presero bene.
Qualche esempio?
Dango. soprannominato “Orco”, ebbe in dono la favola di Pollicino. Chiunque avesse osato tanto sarebbe stato spezzato in quattro, chiunque ma non Giulio: quando gli porse l’omaggio Dango scoppiò in una potentissima risata e abbracciò il compagno con affetto.
Toffoli invece, che parlava sempre nel suo incomprensibile dialetto veneto ricevette, tra le risate dei compagni, l’iscrizione a un corso di lingua italiana per stranieri.
Il mister, Flavio Castello, ebbe una confezione di soldatini con la seguente dedica: “Al Signor Allenatore, per studiare meglio le strategie di gioco”.
Anselmo Matteucci, il bomber, che non aveva per nulla in simpatia Giulio perché, come diceva lui, “gli rubava spazio”, ebbe in dono un CD di musica lirica intitolato “la prime donne della Scala”.
Poi il Dottor Scorolli il medico sociale. Scorolli ricevette un gioco in scatola “Il piccolo veterinario”. Quando aprì il pacco e tutti esplosero in una risata divenne tutto rosso e mi chiese una sigaretta, anche se stava già fumando.
Giulio portò così il buonumore quel Natale nello spogliatoio. Tutti andarono via felici. Quasi tutti. Infatti più tardi, mentre stavo uscendo, sentii un forte odore di plastica bruciata provenire dalla sala riunioni. Mi affacciai, pensando a un principio di incendio e vidi il mister che aveva gettato la scatola dei soldatini in un cestino e gli aveva dato fuoco.
La testimonianza di Ubaldo Cavallaro, opinionista televisivo
Quel Natale Giulio Capriata era al centro dell’attenzione come Lindberg dopo aver raggiunto il Polo Nord. Indubbiamente il suo era un modo di giocare al calcio completamente diverso dal solito, basato sulla tecnica e sulla intelligenza a discapito della forza e della prestanza atletica. Il calciatore non era più un forzuto come Primo Carneade, ma un artista del pallone, un virtuoso, un Placido Mandingo del calcio.
Con lui però la squadra non era più una struttura omogenea ed organizzata, tutti i giocatori dovevano ruotare attorno a Capriata, come le galassie ruotano intorno al sole.
E queste contraddizioni prima o poi sarebbero esplose, con la stessa potenza del vulcano Cacatua.
Comunque Capriata inviò anche a noi giornalisti piccoli doni personalizzati. A me donò una enciclopedia tascabile, anche se non ho ancora capito perché.
La testimonianza di Odoacre Valmassoni, dirigente dello Juventus Club di Molteno
Prima di Natale ci fu, come di consueto, l’incontro tra la squadra e i dirigenti dei club, per lo scambio di auguri. L’atmosfera era cordiale e calorosa, c’era un bel buffet ed i giocatori si mostrarono simpatici e disponibili.
A rappresentare lo Juventus Club di Molteno, c’eravamo io e Aldone, il capo degli ultras.
Eravamo ancora offesi con Capriata, per quando era venuto al nostro circolo e aveva detto che non gli piacciono i cori, le sciarpe e che condannava anche le piccole scaramucce con i tifosi avversari. Però era Natale e volevamo essere buoni e magari fare anche la pace perché poteva anche essere che lo avevamo capito male e che non voleva proprio dire così.
Così io e Aldone ci siamo avvicinati a lui, e gli ho chiesto:
“Ti ricordi di noi, quando sei venuto a Molteno?”
“Come no – ha risposto lui sorridendo – è stata una bellissima serata e ancora vi ringrazio.”
“Ci fa piacere – ci ho detto io – perché sai ti devo confessare che qualcuno è rimasto perplesso quando hai detto che i tifosi ti danno fastidio e che gli stadi sono pieni di energumeni che vanno lì non per vedere la partita ma per fare a botte.”
Lui si è messo a ridere di gusto e ci ha detto:
“Ma no, ragazzi, non ci siamo capiti, a me i tifosi di solito non disturbano, la maggior parte sono educati e rispettosi, io parlavo degli scalmanati, di quelli che sono esagitati e violenti, degli ultras insomma.”
Aldone in quel momento ha stretto forte le nocche delle mani che hanno schioccato come mortaretti e mi ha detto nell’orecchio “Io adesso lo meno”, ma io gli ho fatto segno di stare bravo, mentre Capriata continuava:
“E poi è vero, ci sono gli energumeni, ma c’è anche tanta gente per bene allo stadio. Quelli che vanno a godersi la partita. Quello che è non mi va è quello che chiamano il tifo organizzato, quelli che fanno i prepotenti solo perché sono un gruppo, trascinati da capi e capetti esaltati e frustrati.”
“Bene. Buon Natale” ho concluso io, trascinando via Aldone che stava per esplodere. Per calmarlo gli ho detto
“Non te la prendere, Aldone, il cotechino che abbiamo portato mica glielo diamo, ce lo mangiamo stasera a casa mia”.
testimonianza di Carmelo Cusimano, calciatore del Messina
Quando che arrivò Natale io ancora inqualificato ero, da quella volta che quel fottutissimo fetuso di Capriata mi fece espulgere perché quando che ci ammaccai onestamente la caviglia lui tre tunnel tremendissimi mi fece in mezzo alle mie proprie gambe causandomi grandissimo disonore ed io cercai di zomparci addosso per lavare l’onta e romperci le corna ma trattenuto fui dai compagni, cacciato dal cornutissimo arbitro e insultato dall’ancor più cornuto mister.
Così sorpresa grandissima fu quando che a Natale un pacco mi giunse da Capriata con numerosi salumi toscani, la sua maglietta ed un biglietto che diceva:
“Caro Carmelo, ti invio questo dono in segno di pace, tendendoti la mano dopo il malinteso della partita. Auguri Giulio.”
Immediatamente mi decisi a rispondere e ci scrissi una lettera che così diceva:
“Caro Giulio, non puoi propio capire quanto felice sono per il tuo pensiero e scriventoti queste riche onoratissimo sarei se tu a trovarmi venissi quando che ti pare, che la porta di casa mia qua in Sicilia sempre aperta è per te ed io a riceverti sempre pronto sono anche subito se vuoi. Salutiamo. Carmelo”
Imbucata la lettera andai nel cortile andai e chiamai Adolfo, il mio rotvailer. Ci diedi in pasto i salami, ci feci annusare la maglietta e guardandolo negli occhi canini ci dissi:
“Tienti pronto picciotto.”
Renato de Rosa
Personaggi tratti del libro “Il più grande calciatore del mondo”
http://ilpiugrande.splinder.com
http://www.liminaedizioni.it/griglia_libro.cfm?art_codice=25&codice_collana=3