Free Mind

Gli uomini sono inclini a seguire ciecamente “i sentieri del vitello†della mente e a lavorare dall’alba al tramonto per fare ciò che gli altri uomini hanno fatto. Troverai notizie sul progetto FREE MIND all'indirizzo: http://www.derosaproject.it/ SONO GRADITISSIMI COMMENTI, PARERI, IDEE, SPUNTI, OPINIONI, CRITICHE. - PER LASCIARE LA TUA OPINIONE CLICCA SU "COMMENTI" ALLA FINE DEL POST.

Chi sono

Blogger: Renatone
Nome: Renato De Rosa
Renato de Rosa ha già vissuto 50 anni. Vive a Carrara, ed è ideatore e docente di FREE MIND, una tecnica per combattere i condizionamenti e le barriere mentali (v. www.derosaproject.it) Dedica il suo poco tempo libero a futili e relativamente innocue attività quali il bridge, la scrittura, l’invenzione di giochi e ad ascoltare le canzoni di Lucio Battisti.

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giovedì, 15 febbraio 2007

Il problema degli ultras...

Il problema degli ultras

Forse una soluzione c'è...

Clicca sull'icona sopra e capirai.

Ciao!

Renato

postato da: Renatone alle ore 17:49 | link | commenti (3)
categorie: calcio, umorismo, ultras, bridge
mercoledì, 01 novembre 2006

Io mi fermo qui

Amici carissimi.

Dopo quattro mesi di post quotidiani è giunto il momento di fermarsi. Ho scritto abbastanza e non avrei più molto da dire. Chissà, forse un giorno ricomincerò.

Grazie di cuore a quanti mi hanno seguito, incoraggiato, apprezzato, criticato. Continuate pure a lasciare commenti, se volete.

Come diceva il cantante - cantante, si badi bene, non poeta - dai diamanti non nasce niente ma dal letame nascono i fior, anche se il concetto è più apprezzato che messo in pratica.

Così, per un blog che chiude ne apre un altro. Visitatelo, se vi va.

http://igrebani.splinder.com

E, ovviamente, rimane aperto il blog dedicato al mio lbro

http://ilpiugrande.splinder.com

Al termine di questo blog vorrei ringraziarvi come faceva il capocomico, quando alla fine dello spettaciolo saliva alla ribalta per salutare lo spettabile pubblico: se vi è piaciuto raccontatelo ai vostri amici e se non vi è piaciuto... fatevi i fatti vostri.

Un abbraccio forte e sincero a tutti.

Renato

Chi desideri scrivermi in privato può farlo a questo indirizzo: renatoderosa@infinito.it 

domenica, 29 ottobre 2006

Lo zio Lucio, i ristoranti e il rimedio contro la superbia

Il mese scorso ho raccontato del vestito modello "tappetino da bagno" che mia madre mi costringeva a indossare ai tempi del ginnasio. Ero tranquillo: mia madre non ha mai acceso un computer in vita sua. Avevo fatto i conti senza mia sorella.

Mia sorella cerca ancora di vendicarsi di quando, lei aveva sei anni ed io sedici, regalai a lei ed alla sua amica due caramelle alla vodka, senza dir loro che erano alla vodka.

Mia sorella me lo rinfaccia ancora adesso e la sua amica da allora non mi ha più rivolto la parola.

La sua vendetta si è consumata l'altro giorno, quando ha scovato e letto minuziosamente il blog  cercando qualcosa da usare contro di me. Ha gongolato di gioia quando ha trovato il riferimento alla mamma, ha stampato la prova del misfatto e l'ha letto personalmente all'anziana genitrice che non l'ha presa afatto con sportività.

Per capire meglio il problema, è forse necessario che vi delinei sommariamente la personalità di mamma. I parenti l'hanno soprannominata "La Capitana", ed un motivo ci deve pur essere.

Direi che per me rappresenta un utilissimo ricondurmi alla realtà quando tento di svicolare, riportarmi a terrra quando ingenuamente penso di essermi sollevato di qualche centimetro.

Ad esempio l'altro ieri, alla presentazione del libro, mentre ricevevo gaudiosamente i complimenti dei presenti che sfilavano a salutarmi e mi sentivo tronfio come un tacchino che abbia appena ricevuto il nobel per la letteratura, lei si è avvicinata e mi ha sussurrato: "Sei proprio un megalomane". Ovviamente aveva ragione lei.

La cosa ha radici antiche. Nel corso degli anni quando proponevo:

"Vogliamo andare a mangiare a Tresana? C'è un ristorante molto carino, si mangia bene e si spende poco."

Lei rispondeva: "No, Tresana è troppo lontana".

Tresana di volta in volta poteva essere Aulla, Montignoso, Massa, qualsiasi posto e, se la località non era troppo lontana, poteva essere troppo scomoda, troppo brutta, troppo... qualcosa.

Invariabilmente il mese dopo mi diceva.

"Lo zio Lucio ha detto che a Tresana c'è un bel ristorante. Domenica ci andiamo." (si noti l'assenza del punto interrogativo: se la mia era una proposta, la sua era una disposizione).

"Ma mamma, è lo stesso posto dove volevo portarti io e tu avevi detto che è troppo lontano."

"Cosa vuoi saperne tu di ristoranti? Lo zio Lucio è camionista." Per qualche misterioso motivo nell'immaginario collettivo i camionisti sono tutti raffinati gourmet.

Devo confessare che sentirsi tutta la vita surclassare dallo zio Lucio non ha contribuito a mettermelo in buona luce. Poverino, lui non c'entra, è anche un uomo allegro e di compagnia. Se per caso dovesse leggere queste righe finalmente saprà perchè i miei sorrisi verso di lui apparivano sempre un po' forzati. Tranquillo Zio Lucio, tu non ne hai colpa e ti voglio bene comunque.

Quando poi, finalmente, lo zio Lucio è andato in pensione, al suo posto nella gerarchia materna è subentrato il Signor Attilio, un vicino di casa. Con l'aggravante che  oltre ad indicare ristoranti il Signor Attilio funge anche da aggiustatore - riparatore. Eh sì, perchè quando in casa dei miei genitori c'è da attaccare un quadro, sostituire una lampadina o cambiare la guarnizione ad un rubinetto, mia madre, consapevole della avversione di mio padre verso i lavori manuali, cerca aiuto. Quando arrivo io e dico:

"Mamma sono venuto per cambiare la guarnzione al rubinetto."

"Ho già chiamato il Signor Attilio. E' tutto a posto."

"Ma perchè hai disturbato il Signor Attilio? Potevo farlo io."

"Te? Figurati se sei capace di aggiustare un rubinetto!"

"Ma in casa mia l'ho sempre fatto e..."

"Mah" tronca regolarmente corto mia madre scrollando le spalle.

Probabilmente alla radice di tutto c'è il bridge. Mia madre è fermamente convinta che il bridge sia un gioco dannato in cui finirò per perdere tutte le mie sostanze. I miei tentativi di spiegarle che io gioco solo bridge agonistico e non per denaro non sono riusciti a toglierle dalla mente l'immagine di me, mia moglie ed i miei figli seduti sui gradini della chiesa a chiedere l'elemosina.

Questo costante scetticismo nei confronti del mio operato mi è utlissimo, perchè ha sempre rappresentato per me uno sprone a fare meglio, a migliorarmi, a perfezionarmi. Con qualche risultato nelle  mie attività, con effetti pressochè nulli nella considerazione di mia madre.

E questo è un bene. Perchè ogni volta che qualcosa mi riesce bene, mi fermo a pensare: "Cosa ne dirà mia madre?" e poi scrollo la testa, insoddisfatto.

Spero tanto che mia sorella abbia già placata la propria sete di vendetta e non faccia leggere a mia madre questo brano, a meno che non intraveda subdolamente la concreta possibilità di essere nominata erede unica.

mercoledì, 09 agosto 2006

Gli scacchi, il bridge e la formazione della personalità.

"Gioca a scacchi, gioca bene... chissà come è intelligente!"

Quante volte ho sentito questa frase!

Niente di più falso. Ho conosciuto legioni di ottimi scacchisti stupidi.

Per giocare bene a scacchi non è indispensabile essere nè intelligenti, nè pazienti, nè strateghi.

Però è vera una cosa, che gli scacchi aiutano molto nella formazione della personalità.

Aiutano a potenziare la capacità di concentrazione, la visione spaziale, il ragionamento logico, la capacità di prevedere le conseguenze delle proprie azioni, di assumere decisioni, l'autocontrollo, lo spirito sportivo...

Un sacco di belle cose.

Hanno però alcuni effetti collaterali. Ad esempio tendono a limitare la capacità in interrelazione e l'intelligenza emotiva.

Chi gioca a scacchi infatti tende ad essere chiuso e concentrato sulla scacchiera. Il mondo esterno non esiste. In sostanza, ci si deve estraniare dal mondo esterno.

Il bridge, invece, oltre alla logica, alla capacità decisionale, al calcolo delle probabilità, ha una componente essenziale: la capacità di perceprire le persone e le situazioni. Quella che in termine tecnico viene chiama la "presenza al tavolo", in altre parole l'intuizione.

A questo aggiungiamo che il bridge è un gioco di comunicazione, diviene quindi essenziale relazionarsi nel modo corretto con gli altri.

Quando sono passato dagli scacchi al bridge ho fatto una fatica enorme per riconventire il mio modo di pensare, però devo dire che entrambi gli sport sono stati importanti nel mio percorso formativo e consiglio di far giocare i propri figli sia a scacchi che a bridge.

Appena laureato mi trasferii a Milano per lavorare alla RAS. Il primo giorno di lavoro eravamo in una dozzina di neo-assunti e fummo guidati dal ragionier Agostino Chiesa nei menadri della megastruttura RAS per conoscere i nostri uffici, i colleghi di lavoro, l'ufficio personale, la mensa e qunto altro sarebbe stato necessario per la nostra sopravvivenza aziendale.

Il Ragionier Agostino Chiesa era un omone robusto, con la faccia rossa ed una gran barba. Alla fine della mattinata, completato il giro, ci congedò con un ultima domanda:

"C'è per caso tra voi qualcuno che sa giocare a bridge?".

Io, all'epoca scarsissimo principiante, alzai il ditino dal fondo del gruppo.

"Io, ma gioco malissimo".

"Bene, tutti i martedi alle 21, compreso stasera, al dopolavoro c'è il torneo di bridge, venga".

La situazione ra molto fantozziana e cercai di glissare...

"Ma non so giocare bene, verrò a vedere..."

"Non si preoccupi - decise lui - glielo trovo io il compagno"

Così mi presentai e lui mi venne incontro sorridendo minaccioso.

"Sono qui per vedere" tentai di difendermi.

"No, lei gioca. Giannini!"

Mi aveva trovato il compagno. Giannini - lo seppi dopo - era il reietto della compagnia, il peggior giocatore del circolo e nessuno voleva giocare con lui. Quando il ragionier Chiesa lo chiamò era in un angolo, rivolto verso un termosifone, come in castigo. Al sentirsi chiamare sorrise gioioso.

Il ragioniere fece le presentazioni e così, dopo brevi accordi, giocammo.

Mi resi conto che, nonostante Giannini, il torneo stava andando bene. Un po' di fortuna, ma soprattutto il livello del circolo era davvero desolante: giocavano molto peggio di me, il che era tutto dire.

Alla fine della serata tutti a casa, perchè all'epoca non c'erano i personal computer. Di solito i conti si facevano a mano ma nel dopolavoro visto che la mattina la gente si alzava presto, si andava a letto ed i conti li faceva la mattina dopo il ragionier Agostino Chiesa usando il megacomputer IBM della Compagnia ed un programma da lui appositamente scritto. I conteggi venivano poi diffusi per rete aznendale e la premiazione avveniva il martedì successivo.

La mattina dopo erano le nove. Mi trovavo al mio secondo giorno di lavoro e stavo mettendo a posto la mia scrivania, quando la porta dell'ufficio si spalanco di colpo e il Ragionier Agostino Chiesa fece irruzione puntandomi contro un dito minaccioso.

Era spaventoso, ancora più rosso del solito e tremante, con i lunghi capelli scarmigliati.

"Lei!" mi urlo!

"Io?" Balbettai. Mi vedevo già licenziato, ma non sapevo perchè e cercavo di cpaire cosa diavolo potevo avere fatto.

"Lei!" ripetè lui... "Ma allora lei....  SA DAVVERO GIOCARE A BRIDGE!"

Il sangue tornò a circolare nelle mie vene...

"No, sono un principiante".

"No dica sciocchezze, lei, giocando con Giannini, ha vinto con il 75%"

"Sono stato fortunato..." mentii.

"Lei d'ora giocherà sempre con me. " Concluse ed uscì sbattendo la porta.

E così fu. per tre anni - con gran dispiacere di Giannini - giocai tutti i martedì sera - vincendo spesso ma non per meriti miei - con il Ragionier Agostino Chiesa, che al di là dell'aspetto burbero, è la persona più buona, cortese, disponibile e garbata del mondo.

Se, per qualche caso dovesse leggere queste righe, sappia che lo saluto e che lo ricordo con affetto e simpatia. Ciao, Agostino!