Free Mind

Gli uomini sono inclini a seguire ciecamente “i sentieri del vitello” della mente e a lavorare dall’alba al tramonto per fare ciò che gli altri uomini hanno fatto. Troverai notizie sul progetto FREE MIND all'indirizzo: http://www.derosaproject.it/ SONO GRADITISSIMI COMMENTI, PARERI, IDEE, SPUNTI, OPINIONI, CRITICHE. - PER LASCIARE LA TUA OPINIONE CLICCA SU "COMMENTI" ALLA FINE DEL POST.

Chi sono

Blogger: Renatone
Nome: Renato De Rosa
Renato de Rosa ha già vissuto 50 anni. Vive a Carrara, ed è ideatore e docente di FREE MIND, una tecnica per combattere i condizionamenti e le barriere mentali (v. www.derosaproject.it) Dedica il suo poco tempo libero a futili e relativamente innocue attività quali il bridge, la scrittura, l’invenzione di giochi e ad ascoltare le canzoni di Lucio Battisti.

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mercoledì, 01 novembre 2006

Io mi fermo qui

Amici carissimi.

Dopo quattro mesi di post quotidiani è giunto il momento di fermarsi. Ho scritto abbastanza e non avrei più molto da dire. Chissà, forse un giorno ricomincerò.

Grazie di cuore a quanti mi hanno seguito, incoraggiato, apprezzato, criticato. Continuate pure a lasciare commenti, se volete.

Come diceva il cantante - cantante, si badi bene, non poeta - dai diamanti non nasce niente ma dal letame nascono i fior, anche se il concetto è più apprezzato che messo in pratica.

Così, per un blog che chiude ne apre un altro. Visitatelo, se vi va.

http://igrebani.splinder.com

E, ovviamente, rimane aperto il blog dedicato al mio lbro

http://ilpiugrande.splinder.com

Al termine di questo blog vorrei ringraziarvi come faceva il capocomico, quando alla fine dello spettaciolo saliva alla ribalta per salutare lo spettabile pubblico: se vi è piaciuto raccontatelo ai vostri amici e se non vi è piaciuto... fatevi i fatti vostri.

Un abbraccio forte e sincero a tutti.

Renato

Chi desideri scrivermi in privato può farlo a questo indirizzo: renatoderosa@infinito.it 

venerdì, 27 ottobre 2006

L'Australia, i riflessi e i compiti del cervello

La mamma di Pierino ha tre figli: Tizio, Caio e ...... ?

L'isola più grande del mondo è l'Australia. Ma prima che fosse scoperta l'Australia, qual'era l'isola più grande?

Stai partecipando ad una corsa. Sorpassi il secondo. In che posizione ti trovi?

Ci sono risposte che scattano automatiche, perchè non rispondiamo con il cervello, ma con i riflessi.

I riflessi vanno bene quando tocchiamo per sbaglio un piatto che scotta. Siano benedetti i riflessi!  Sarebbe davvero un guaio se la mano dovesse passare l'informazione al cervello: "Guarda cervello che mi sto scottando!", poi il cervello dovesse rifletterci sopra un po' e concludere "Aspetta solo un istante che sono al telefono. Eccomi, cosa c'è? Ti stai scottando? Eh, sì, allora trasmetto subito l'ordine ai muscoli di tirare indietro il braccio. Muscoli del braccio per favore tiratevi un po' inidetro." Nel frattempo la mano è carbonizzata.

I riflessi sono dunque utilissimi, ma diventa un problema quando vanno oltre i loro compiti, quando pretendono anche di ragionare. Perchè non è il loro mestiere.

Bisogna quindi aiutare e sostenere il cervello che spesso diventa pigro e delega i propri compiti ai riflessi. Così trionfano stereotipi, barriere mentali, luoghi comuni a danno della logica e del buon senso.

Cervello, fai il tuo lavoro!

Quanto all'Australia, tranquilli, era l'isola più grande del mondo ancora prima di venire scoperta.

Per Pierino e per la corsa... lascio fare volentieri al vostro cervello.

sabato, 07 ottobre 2006

Gli alabardieri, rafael Alberti e la forza del dubitare

Ci sono dei casi in cui ci passa per la mente la domanda: "Ma siamo sicuri che così funzionerà?".

Prendiamo ad esempio quella volta che ho fatto la comparsa nella Lucia di Lammermoor.

Per i meno ferrati nella nobile arte della musica Lirica, diremo che la Lucia di Lammermoor è un'opera di Gaetano Donizzetti e racconta una torbida storia di nobili scozzesi in cui la sfortunata protagonista si trova costretta, per risollevare il detsino della propria casata, a rinunciare al suo grande amore e a sposare l'uomo che non ama. Il tutto finirà in una carneficina, come è ovvio ed obbligatorio nella sana tradizione del melodramma operistico.

Metteve ora nei panni di noi, ragazzotti di diciotto anni, a cui viene offerta l'occasione di fare le comparse, grazie alla mediazione dell'amico Pier Paolo, musicofilo sin dall'infanzia ed oggi tenore per passione nonchè deus ex-machina della associazione Amici della Lirica.

"Ma come? - ci dicemmo - vedremo lo spettacolo gratis, saremo sul palconescico, tutti ci ammireranno e ci pagano anche!?!" Come avremmo potuto dire di no?.

Così, senza aver partecipato ad alcuna prova - e la cosa avrebbe dovuto insospettirci - ci presentammo a teatro la sera dello spettacolo.

Non era una compagnia di grido. Erano tutti artisti di secondo piano, il coro era formato da vecchietti ed anche il tenore era anzianotto ed ormai in disarmo. La regista, una signora molto sbrigativa, ci squadrò e ci diede i rispettivi compiti. Carlo ed io, che eravamo i più alti, fummo scelti per fare gli alabardieri.

"Cosa dobbiamo fare?" chiedemmo ansiosi.

"Sarete in scena nel secondo quadro. - spiegò lei - Rimarrete sempre fermi sul fondo del palcoscenico, di guardia alla porta. Ad un certo punto arriverà Edgardo di Ravenswood e voi incrocerete le alabarde per non farlo passare. Lui le allargherà con le mani cantando la famosa romanza "Chi mi frena in tal momento" e facendo poi irruzione nella stanza. I suoi uomini si piazzeranno davanti a voi e resterete lì fino alla fine del quadro."

Qualcosa non mi tornava. Così chiesi: "Ma come faremo a sapere quando arriva Edgardo? Mica lo vediamo arrivare."

"Non preoccupatevi, - rispose un po' seccata la regista - vi farò "pssss" da dietro le quinte e voi saprete che quello è il momento per incrociale le alabarde."

Non mi sembrava una grande idea, ma scacciai via i miei dubbi senza attribuirvi molto peso.

Ci diedero due magnifici costumi da alabardieri, a strisce gialle e rosse, e due simpatici berretti. Eravamo (o meglio ci sentivamo) bellissimi, orgogliosi e tronfi come tacchini.

Arrivò così il secondo quadro e ci mettemmo al nostro posto. Il sipario si aprì e ci sentivamo orgogliosi, importanti e fighissimi. Sarà stata la sensazione di orgoglio, sarà stata l'emozione del momento, sarà stata l'attenzione verso la musica o più semplicemente sarà stata la regista che si dimenticò di fare "pssss", ma accadde quello che era facilmente prevedibile. Edgardo, il tenore, entrò nella stanza con fare marziale mentre le alabarde erano ancora ritte e ferme nelle nostre mani.

Il poveretto rimase un istante perplesso in mezzo a noi due, e, non potendo rimanere impalato e silenzioso come un baccalà, dopo un attimo di esitazione, attaccò comunque la famosa aria "Chi mi frena in tal momento", anche se in verità nessuno, in quel momento, lo stava frenando.

Accadde tutto molto rapidamente. Carlo ed io ci guardammo per un istante, incerti sul da farsi, e poi decidemmo di procedere. Con perfetta sincronia incrociammo le alabarde facendole piombare a due centimetri dal naso del malcapitato tenore proprio nel momento in cui stava esibendosi nell'acuto che Donizzetti ha piazzato sulla parola "Momeeeeeeento". Il poveraccio, che non si attendeva un tale tiro mancino, sobbalzò, e il nobile acuto divenne l'urlo di una gallina strozzata. Una stecca clamorosa che fecere fischiare e sgignazzare il pubblico.

Il tapino mi lanciò uno sguardo d'odio e, sospirando, proseguì nella sua romanza.

Non appena il sipario calò, Carlo ed io ci fiondammo nei camerini e, scartata l'ipotesi di fuggire per le strade di Carrara vestiti da alaberdieri, ci cambiammo rapidissimamente, e ci dileguammo.

"Dove andate? L'opera non è finita." ci chiesero i nostri amici vedendoci uscire.

"Non preoccupatevi, ritirate voi il nostro compenso." e fuggimmo.

In effetti, come dicevo all'inizio, capita spesso di trovarsi in situazioni in cui nasce in noi il seme del dubbio. Ci sono così modi diversi di reagire. Zittire la nostra mente, scrollare le spalle e dirsi "Ma perchè mi preoccupo? Andrà tutto bene." Oppure cercare di capire meglio, mettere a fuoco il problema, verificare se i dubbi che ci poniamo sono fondati oppure no.

Il dubbio è così un elemento positivo, di coraggio e di maturazione. Come scriveva Rafael Alberti alla sua amata: "Vorrei baciarti la fronte, come il dubbio bacia la mente."

Io credo che le persone che hanno successo nella vita siano quelle che danno ascolto e fiducia alla propria mente. Ascoltare il cervello che dice la sua è il miglior modo per farlo crescere.

 

 

 

 

postato da: Renatone alle ore 08:03 | link | commenti (1)
categorie: riflessioni, ricordi, vita, punti di vista, dubbi, cervello, veritĂ