E' scomparso Michelangelo Antonioni.
Descrisse l'incomunicabilità.
Fin troppo bene.
Amici carissimi.
Dopo quattro mesi di post quotidiani è giunto il momento di fermarsi. Ho scritto abbastanza e non avrei più molto da dire. Chissà, forse un giorno ricomincerò.
Grazie di cuore a quanti mi hanno seguito, incoraggiato, apprezzato, criticato. Continuate pure a lasciare commenti, se volete.
Come diceva il cantante - cantante, si badi bene, non poeta - dai diamanti non nasce niente ma dal letame nascono i fior, anche se il concetto è più apprezzato che messo in pratica.
Così, per un blog che chiude ne apre un altro. Visitatelo, se vi va.
E, ovviamente, rimane aperto il blog dedicato al mio lbro
http://ilpiugrande.splinder.com
Al termine di questo blog vorrei ringraziarvi come faceva il capocomico, quando alla fine dello spettaciolo saliva alla ribalta per salutare lo spettabile pubblico: se vi è piaciuto raccontatelo ai vostri amici e se non vi è piaciuto... fatevi i fatti vostri.
Un abbraccio forte e sincero a tutti.
Renato
Chi desideri scrivermi in privato può farlo a questo indirizzo: renatoderosa@infinito.it
Repetita juvant.
Dicevano i latini. E' utile il ripetere, ma lo dicevano, perchè, come ribadiva Dante, "non fa scienza sanza lo ritener, aver inteso", cioè non si può accedere alla conoscenza semoplicemente attraverso il capire le cose se poi non si trattiene quello che si è capito.
Siamo d'accordo, un buon insegnante ripete i concetti più volte per farli assimilare ai propri allievi.
Però è anche vero che un allievo intelligente si annoia assai...
E quando l'insegnante di Raffaello (mio figlio) dice: "Il ragazzo ha spesso l'aria svagata" ed io le chiedo: "Ma se gli fa una domanda sa rispondere?", "Certo, sempre" replica lei... allora penso...
... penso che quei momenti in cui la mente vaga libera per i fatti suoi, fuggendo dalla monotona realtà, senza la martellante presenza della televisione o dei videogiochi, quei momenti, dicevo, sono i più belli.
Perchè non sempre la noia è noiosa.
Grazie dunque alle ripetizioni.
Paganini, in verità non ripeteva. O fose anche lui...?
Leggiamo cosa scrive Umberto Eco a proposito di Paganini:
Da Umberto Eco, “Tra menzogna e ironia”.
“Quando Paganini, dopo un ultimo interminabile acrobatico geroglifico di suoni rapidissimi, ebbe terminata la sonata, nel salone del regal palazzo di Lucca scoppiò un applauso da far tremare i candelabri gocciolanti di cera e iridescenti di cristalli di rocca, che pendevano dal soffitto. Il prodigioso esecutore aveva entusiasmato, come sempre, l’uditorio.
Calmatosi il fragor dei consensi e mentre cominciavano a circolare i rinfreschi e d’ogni intorno si levava un cicaleccio ammirativo, la marchesa Zanoni, seduta in prima fila e tutta grondante di merletti veneziani intorno alla parrucca giallastra, disse con la voce cavernosa e fissando il concertista con un sorriso che voleva essere seducente tra le mille rughe della sua vecchia pelle:
“Bis!”
Inguainato nella marsina, con le ciocche dei capelli sugli occhi, Paganini s’inchinò galantemente, sorrise alla vecchia gentildonna e mormorò a fior di labbra:
“Mi dispiace, marchesa, di non poterla contentare. Ella forse ignora che io, per difendermi dalle richieste di bis che non finirebbero mai, ho una massima dalla quale non ho mai derogato né mai derogherò: Paganini non ripete”.
La vecchia signora non lo udì. Con un entusiasmo quasi incomprensibile in lei ch’era sorda come una campana, continuava a batter le mani e a gridare, con le corde del collo tese come una tartaruga:
“Bis! Bis!”
Paganini sorrise compiaciuto di tanto entusiasmo ma non si lasciò commuovere. Fe’ cenno alla vecchia dama di non insistere e ripetè con cortese fermezza:
“Paganini non ripete”.
Povero Paganini, anche lui, pur non volendolo, si è ripetuto.
Che poi, diciamo la verità, ripetersi una volta è un peccato veniale.
Ci sono persone che si ripetono costantemente. E non parlo del nonno che racconta sempre la stessa storia sugli anni della guerra, chè lui almeno ha la scusa dell'età.
No, parlo di quegli artisti che hanno fatto una canzone di successo e continuano a fare sempre quella, come Bruce Springsteen o Ligabue.
Che poi, a ben pensarci, c'è di peggio.
Ci sono quelli che sono stati grandi, ironici, iconoclasti, spassosi e che, perso il bandolo della matassa, si riducono a far leva sui buoni sentimenti, sulla guerra, sui bambini e sulla poesia per rimanere a galla. Ma quanto sarebbe meglio un dignitoso silenzio.
Non è vero, Benigni?
Siamo nel Bronx, negli anni Cinquanta. Calogero è un bambino di nove anni figlio di Lorenzo Aniello, un onesto e tranquillo conducente d'autobus. Un giorno il bimbo vede Sonny, il boss del quartiere, uccidere un uomo. La polizia lo interroga ma lui non parla. Sonny lo prende così a benvolere, lo coinvolge nel suo locale, gli fa guadagnare qualche dollaro, si affeziona a lui.
Il padre però è furibondo. Non vuole che il figlio frequenti giri di malavita. Gradualmente Sonny, crescendo, comprende di trovarsi davanti a una scelta: la vita in discesa, ma rischiosa e illegale, sul modello di Sonny, o quella in salita, onesta ma povera, che cerca di insegnargli il padre.
Lo stesso Sonny però cerca di dissuadere Calogero dall'intraprendere la strada del crimine, perchè individua in lui delle potenzialità e non vuole che vengano perdute: "La cosa peggiore nella vita è il talento sprecato". Sonny non vuole che Calogero lo prenda a modello perchè sa egli stesso di avere sprecato la sua intelligenza e il suo carisma e in Calogero vede un "figlio" in cui riflettersi e per il quale spera un futuro migliore del suo.
Passano gli anni. Calogero, che continua a frequentare Sonny, ha diciannove anni e si innamora di una ragazza di colore, mettendosi contro i suoi amici, che odiano i neri. Sonny lo consiglia e lo guida per il meglio, salvandogli la vita.
Alla fine Sonny viene ucciso e mentre Calogero lo piange davanti alla bara arriva anche Lorenzo a rendere omaggio al "rivale". Gli eventi drammatici aiuteranno Calogero a scegliere la strada giusta e a non sprecare i suoi talenti.
Questa è la trama di Bronx, un film straordinario del 1993 diretto da Robert De Niro (che interpreta magistralmente Lorenzo) su un soggetto di Chazz Palminteri (che interpreta ancor più magistralmente Sonny).
Da vedere.
La morale del film è profonda ed importante, ma allon stesso tempo semplice, visto che si riferiscei alle parole di Gesù "non sprecare i tuoi talenti".
Quante persone possiedono delle enormi potenzialità che vanno perse per pigrizia, per scarsa fiducia in se stessi, per abulia, per superficialità o per arroganza!
Curiosamente i talenti erano nell'antica Palestina una moneta e da questo prese spunto la metafora biblica.
Ancor più curiosamente ad Avenza, il mio paese, i "talenti" sono le sciocchezze. le stupidaggini: "non fare i talenti", significa "non dire scemenze". Non so da dove derivi questo significato che però è del tutto contrapposto a quello originale della lingua italiana.
Però ricordo che una volta Zucchero, la rock star che abita ad Avenza, disse a un giornalista: "Avenza è il Bronx di Carrara.
Siamo tornati al Bronx ed abbiamo ascoltato un "talento". Il cerchio si è chiuso.
Comunque, tu che leggi, non sprecare i tuoi talenti, se puoi:sono il regalo più prezioso che la vita ti abbia fatto!