Free Mind

Gli uomini sono inclini a seguire ciecamente “i sentieri del vitello†della mente e a lavorare dall’alba al tramonto per fare ciò che gli altri uomini hanno fatto. Troverai notizie sul progetto FREE MIND all'indirizzo: http://www.derosaproject.it/ SONO GRADITISSIMI COMMENTI, PARERI, IDEE, SPUNTI, OPINIONI, CRITICHE. - PER LASCIARE LA TUA OPINIONE CLICCA SU "COMMENTI" ALLA FINE DEL POST.

Chi sono

Blogger: Renatone
Nome: Renato De Rosa
Renato de Rosa ha già vissuto 50 anni. Vive a Carrara, ed è ideatore e docente di FREE MIND, una tecnica per combattere i condizionamenti e le barriere mentali (v. www.derosaproject.it) Dedica il suo poco tempo libero a futili e relativamente innocue attività quali il bridge, la scrittura, l’invenzione di giochi e ad ascoltare le canzoni di Lucio Battisti.

Partecipano

Foto recenti

Salviamo il calcio! Salviamo il calcio!
Il problema degli ultras Il problema degli ultras
Arcore e Lamporecchio Arcore e Lamporecchio
Vedi altri media

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
mercoledì, 01 novembre 2006

Io mi fermo qui

Amici carissimi.

Dopo quattro mesi di post quotidiani è giunto il momento di fermarsi. Ho scritto abbastanza e non avrei più molto da dire. Chissà, forse un giorno ricomincerò.

Grazie di cuore a quanti mi hanno seguito, incoraggiato, apprezzato, criticato. Continuate pure a lasciare commenti, se volete.

Come diceva il cantante - cantante, si badi bene, non poeta - dai diamanti non nasce niente ma dal letame nascono i fior, anche se il concetto è più apprezzato che messo in pratica.

Così, per un blog che chiude ne apre un altro. Visitatelo, se vi va.

http://igrebani.splinder.com

E, ovviamente, rimane aperto il blog dedicato al mio lbro

http://ilpiugrande.splinder.com

Al termine di questo blog vorrei ringraziarvi come faceva il capocomico, quando alla fine dello spettaciolo saliva alla ribalta per salutare lo spettabile pubblico: se vi è piaciuto raccontatelo ai vostri amici e se non vi è piaciuto... fatevi i fatti vostri.

Un abbraccio forte e sincero a tutti.

Renato

Chi desideri scrivermi in privato può farlo a questo indirizzo: renatoderosa@infinito.it 

giovedì, 26 ottobre 2006

Enzo Jannacci, quelli che vanno in tram e il pensiero laterale

Mi sono accorto di una cosa strana.

Sulla rete si trovano i testi di quasi tutte le canzoni.

E invece non si trova il testo di una delle più belle canzoni di Enzo Jannacci, “La disperazione della pietà”.

Nessuno conosce questa canzone. Nessuno né ricorda le straordinarie parole, la dolcissima musica, la strepitosa interpretazione.

Perchè Jannacci è italiano, timido, dolce e stralunato.

Forse se fosse nato in America....

Jannacci? Jannacci era quello che nei primi anni ’60 cantava:

“Sforisci bel fiore, sfiorisci amore mio,

che a morir d’amore c’è tempo lo sai”.

Cantava queste parole nell’epoca in cui i fiori potevano solo fiorire e le belle potevano solo morire d’amore.

Jannacci era quello che cantava

“La luna è una lampadina, attaccata al plafone

E le stelle sembrano limoni, tirati nell’acqua.”

quando per tutti gli altri la luna era pallida e invitava a sognare.

Oggi sono buoni tutti. Ma allora nei primi anni ’60, quando il reuccio della canzone era Claudio Villa e cuore faceva rima con amore, bisognava essere geni e poeti.

Bisognava essere geni e poeti per scrivere “Giovanni telegrafista”, con un verso come

“solo due rondini nere,

senza la minima intenzione simbolica,

si posarono sul singhiozzo telegrafico”.

Allora, ovviamente, nessuno o quasi nessuno lo capiva.

Oggi ovviamente nessuno o quasi lo ricorda.

 

Dunque, dicevamo che nel 1968 Jannacci ha scritto "la disperazione della pietà", ispirandosi ad una poesia di Vinicius de Morales (il bianco più negro del Brasile).

 

L’inizio è folgorante:

“Signore, abbiate pietà di quelli che vanno in tram”

 

Ed ecco il testo: l’ho trascritto io per voi,  perché come dicevo in rete non si trova.

 

LA DISPERAZIONE DELLA PIETA’

(Testo e musica di Enzo Jannacci)

  

Signore abbiate pietà di quelli che vanno in tram

e nel lungo tragitto sognano automobili, appartamenti,

ma abbiate anche pietà di quelli che guidano l’automobile,

sfidando la città gremita, semovente di sonnambuli.

Abbiate molta pietà del ragazzo mingherlino e poeta,

che di suo ha solo le costole e l’innamorata bassina,

ma, ma abbiate maggior pietà dello sportivo colosso impavido e forte

e che si avvia lottando, remando nuotando alla morte.

Signore abbiate pietà, pietà, pietà, pietà, Signore.

Abbiate immensa pietà dei musicanti da caffé

che sono i virtuosi della loro tristezza e solitudine,

ma abbiatene ancor più di quelli che cercano il silenzio

e subito cade su loro la romanza della Tosca.

Nella vostra pietà non dimenticate i poveri che arricchirono

e per i quali il suicidio è ancora la soluzione più dolce,

ma, ma abbiate vera pietà dei ricchi che impoverirono

e diventano eroi e alla santa pietà danno un’aria grande

Signore abbiate pietà, pietà, pietà, pietà, Signore.

Abbiate pietà dei barbieri in genere e dei parrucchieri,

effeminati dal mestiere ma umili nelle carezze

ma abbiate maggior pietà di quelli che si tagliano i capelli,

che attesa, che angoscia, che cosa avvilente mio Dio,

Abbiate pietà degli uomini utili dei dentisti

che soffrono di utilità e vivono per far soffrire,

ma abbiate gran pietà dei veterinari e dei farmacisti

che molto bramerebbero esser medici, o Signore.

Signore abbiate pietà, pietà, pietà, pietà, Signore.

Abbiate pietà delle donne separate legalmente,

e in esse misteriosamente si riforma la verginità,

ma abbiate ancor più pietà delle donne cosiddette sposate

che si sacrificano e semplificano per niente.

Abbiate immensa pietà degli uomini pubblici, specialmente dei politici

per la loquela facile, l’occhio, lucido, la sicurezza del gesto, ma

ma abbiate ancor più pietà dei loro servi, umili e parenti,

fate signore che d’essi non nascano altri fonometri.

Signore abbiate pietà, pietà, pietà, pietà, Signore.

 

Che bella!

Oggi gli psicologi hanno scoperto il pensiero laterale.

Ma più ironico e laterale di così!

"La disperazione della pietà" è una preghiera, buffa e drammatica allo stesso tempo, laica e religiosa, che accomuna i barbieri, le donne separate legalmente, gli uomini politici e i loro parenti, in un affresco straordinario sulla tragicità della vita quotidiana.

Il musicante da caffé e il poveretto che cerca inutilmente il silenzio, tutti assieme costretti dalla vita al proprio ruolo.

 

Grazie Jannacci, per la tua semplicità e genialità che, come sempre accade, è in gran parte sconosciuta. E scusa, scusa davvero, se parlo di te ai miei amici. Perchè, come diceva Ennio Flaiano, la cosa peggiore che può capitare ad un genio è di essere compreso.

E voi che leggete, fate tesoro, se volete, di questa piccola grande lezione che ci insegna a capire meglio gli altri e a guardare le cose da un punto di vista diverso, più sereno e umano.

 

 

 

sabato, 26 agosto 2006

Gli outlet, i grebani e i misteri della psiche femminile

Outlet: ona nuova terrificante parola ha invaso l’immaginario femminile lasciando inesorabilmente prive di scampo turbe di disgraziati mariti costretti non solo a dissanguare le finanze casalinghe per abiti, scarpe e borse firmate, ma ad infognarsi in biblici ingorghi automobilistici nella malinconica periferia di Barberino di Mugello, sprecando sabati che potrebbero essere assai più gradevolmente impiegati in partite a biliardo, passeggiate nei boschi o in rilassanri trasmissioni televisive di sport minori (ma non meno affascinanti) quali lo snooker, le freccette o la corsa sui tronchi dei boscaioloi canadesi.

 

E invece no, eccoli lì, poveracci, ad assistere alla frenesia delle consorti che prive di ritegno alcuno e pervase da sacro furore si insultano, si sgomitano, si accapigliano per contendersi l’ultimo beauty case di Prada o l’ultima mutanda di Dolce e Gabbana. Fortunato me, che Donna Catia, nella sua saggezza ed intelligenza, pare immune da questo contagio!

 

Cosa scatta nella mente delle donne quando vedono una griffe?

 

Nessuno lo sa. Woody Allen racconta la storia biblica di un venditore di tuniche della Galilea che si trovava sull’orlo del lastrico e si lamentava con il Signore perché, nonostante la buona qualità dei suoi tessuti,  nessuno comprava le sue tuniche. Il Signore gli parlò e gli suggerì “metti un piccolo coccodrillo sulle tue  tuniche”. Il mercante, incredulo, chiese rispettosamente al suo Dio se fosse diventato scemo, ma Egli lo rassicurò e l’invitò a dargli retta. Così fece, e misteriosamente, da quel giorno, tutti vollero le sue tuniche ed i suoi affari divennero prosperi.

 

Forse il segreto delle griffe è di origine divina e forse solo Lui sa perché funzionano.

 

Per quello che mi riguarda, ci tengo a sottolineare  che in gioventù – in segno di protesta contro le griffe ed i fighetti e per evidenziare la priorità dell’essere sull’apparire – mi autoproclamai “Re dei Grebani” e promossi, con grande successo, la “Giornata dei Grebani” in cui ognuno doveva vestirsi nel modo meno fico e griffato possibile. Fu un successo al liceo, un liberatorio fiorire di canottiere e pantalonacci.

 

Fortunatamente sono rimasto coerente al mio credo, vesto pulito e dignitoso ma evito accuratamente le griffe, nella convinzione che se e quando Dolce e Gabbana gradiranno che io gli faccia pubblicità indossando una loro maglietta, mi dovranno adeguatamente pagare, perdinci!

venerdì, 18 agosto 2006

Eva, l'uomo cavalletta e la creatività

Il libro più divertente che sia masi stato scritto è "Eva, una bambola e il professore" di Tom Sharpe.

Non mi era mai capitato prima di cadere dal divano rotolandomi per terre in preda ad una crisi di riso convulsa, suscitando le apprensioni della famiglia ignara. Leggendo "Eva, una bambola e il professore" mi è successo."

Laureato in antropologia a Cambridge, Tom Sharpe, ha vissuto in Sudafrica per undici anni, lavorando come insegnante e assistente sociale a stretto contatto con la popolazione di colore. Nel 1961, è costretto a lasciare il paese per "attività antigovernative", e torna a Cambridge, dove svolge l'incarico di lettore di Storia fino al 1972. Solo allora ha cominciato a dar sfogo alla sua natura di clown (come lui stesso si definisce) scrivendo una serie di romanzi che lo hanno fatto paragonare a P.G. Wodehouse e ad Evelyn Waugh.

Wilt è un professore maturo, ribelle e anticonformista, disincantato e senza pregiudizi, che subisce a scuola la frustrazione di insegnare a classi di futuri imbianchini e macellai ed a casa Eva . Eva è sua moglie, è una donna energica, una forza della natura, piena di interessi ma assai ingenua.

Wilt, esasperato dal menage, progetta di uccidere la moglie e pensa a come sbarazzarsi del cadavere, così, per fare un esperimento, usa si procura una bambola gonfiabile e la getta nottetempo in una buca scavata in un cantiere. La mattina dopo gli operai riempiono la buca di cemento ma, nel compiere l'operazione, scorgono quella che ai loro occhi sembra una persona. Chiamano la polizia anche se per recuperare il "cadavere" sepolto dal cemento occorre molto tempo. La polizia risale a Wilt e lo incrimina per omicidio, anche perchè nel frattempo Eva è scomparsa da casa, partita senza avvvisare nessuno al seguito di una amica femminista in vacanza...

Quel che ne nasce è una vicenda turbinante, lunga poco più di un week-end, in cui succede più o meno di tutto. L'umorismo di Sharpe è inglese ma sboccato, irriverente e politiocamente scorrettissimo. Un genio.

Straordinaria è la figura di Wilt, un uomo normale immerso in un mondo che normale non è affatto.

Ecco un brano del libri, quello in cui Wilt elabora le geniale teoria dell'"uomo cavalletta".

"Nella propria cella Wilt guardava il soffitto. Dopo tante ore d'interrogatorio, nella sua mente rimbalzavano ancora le domande."Come l'ha uccisa? Dove l'ha messa? Che ne ha fatto dell'arma?" Domande senza senso continuamente ripetute nella speranza che alla fine cedesse. Ma Wilt non aveva ceduto. Aveva trionfato. Per una volta nella vita, era sicuro di avere ragione lui, sicuro che tutti gli altri avevano torto marcio. in precedenza aveva sempre avuto qualche dubbio. Magari - chi può dirlo? - avevano ragione gli Imbianchini di seconda, quando sostenevano che c'erano troppi immigrati nel Paese; magari avevano avevano ragione i Gasisti e ci voleva la pena di morte. Forse l'impiccagione era un deterrente, chissà. Wilt non la pensava così, ma non poteva esserne assolutamente certo. Solo il tempo poteva rispondere. Ma in quel caso, che vedeva la Regina stessa scendere in campo penale contro Wilt per l'omicidio della sua signora, la sua colpevolezza era fuori questione. Potevano processarlo, giudicarlo colpevole e condannarlo, non faceva differenza. Era innocente e, se gli avessero dato l'ergastolo, la stessa enormità dell'ingiustizia commessa nei suoi confronti avrebbe rinsaldato la sua consapevolezza di essere innocente. Per la primissima volta nella sua vita Wilt si seppe libero. Era come se il peccato originale di essere Wilt, Parkview Avenue numero 34, Ipford, professore di Cultura generale all'Istituto Tecnico Fenland, marito di Eva Wilt e padre di nessuno, gli fosse stato rimesso di colpo. Tutto l'ingombro di possessi, abitudini, stipendio e posizione sociale, tutti i conformismi, tutte le piacevolezze e la stima di sé e degli altri che aveva sviluppato insieme a Eva, tutto ciò era finito. Chiuso nella sua cella, Wilt era libero di essere se stesso. E, qualunque cosa succedesse, ora non si sarebbe mai più arreso alle sirene dell'autonegazione. Dopo il disprezzo palese e gli abusi manifestati dall'ispettore Flint, dopo la furia e l'obbrobrio che si erano scatenati su di lui per una settimana, non aveva più bisogno dell'approvazione degli altri. Ormai se ne fregava. Wilt sarebbe andato per la sua strada, mettendo a frutto il suo talento per l'incoerenza. Dategli un bell'ergastolo e un direttore di prigione progressista: Wilt l'avrebbe fatto impazzire nel giro di un mese con la pacata ragionevolezza del suo rifiuto di assoggettarsi alle regole del carcere. L'isolamento e la dieta a pane e acqua, se tali punizioni esistevano ancora, non lo spaventavano. Ridategli la libertà, e Wilt avrebbe applicato all'Istituto Tecnico il talento novellamente scoperto. Avrebbe partecipato con gioia a tutte le riunioni e avrebbe fatto diventare tutti pazzi sostenendo sempre l'opinione contraria a quella della maggioranza. La vita, dopo tutto, non favoriva i più razionali, ma i più incoerenti, e l'esistenza era affidata al caso, era anarchica e caotica. Le regole c'erano per essere violate, e l'uomo dalla mente a cavalletta era sempre un salto più avanti di tutti gli altri."

mercoledì, 16 agosto 2006

Il cane, la pantera e il pensar veloce

Saper pensare in fretta e saper pensare giusto può essere molto utile e, in casi estremi, può salvare la vita.

Basta vedere cosa è successo al un nostra amico cane...

Un tale si reca ad un safari e si porta dietro il cane, un pregiato e furbo cane da caccia.

Il cane pero dopo un po' si perde e inizia a vagare preoccupato per la foresta.

Ad un tratto vede che una pantera si sta avvicinando minacciosa.

"Azzo, adesso sono nei guai.. devo pensare qualcosa" .

Nota lì vicino alcune ossa di un animale morto, si mette mordicchiarle e quando la pantera è vicina dice ad alta voce:

 

… e tu cosa avresti detto, se fossi stato nei panni (anzi nel pelo) del cane?

 

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

. 

 

 

…. dice ad alta voce: "Ah, che buona pantera che mi sono divorato!".

La pantera frena bruscamente e si dà a gambe levate, pensando: "Che cane indemoniato! Per poco non divora anche me!".

Una scimmia, che aveva osservato per caso il fatto da un albero, scende, rincorre la pantera e una volta raggiunta le racconta l'accaduto.

Allora la pantera incazzatissima dice: "Cane figlio di troia! Adesso me la paghi! Ora vedrai chi spaventa chi!".

Poi si rivolge alla scimmia e le dice: "Seguimi, che adesso andiamo a fargli vedere chi comanda qui" e partono in quarta in direzione del cane.

Questo si accorge che la pantera si riavvicina accompagnata dalla scimmia e pensa:

"Maledetta scimmia! E adesso che cazzo faccio? Accidenti, devo pensare rapidamente qualcosa".

Invece di scappare, il cane si siede dando le spalle alla pantera come se non l'avesse vista e quando questa è sufficientemente vicina e pronta ad attaccarlo, dice ad alta voce:

 

… e adesso, cosa avresti detto, in questa situazione disperata?

 

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

.

 

"Brutta scimmia del cazzo! E' più di mezz'ora che l'ho mandata a cercarmi un'altra pantera e ancora non arriva!!!"

 

 

   

Anche nelle situazioni più disperate una soluzione esiste.

Certo, occorrono fantasia e creatività!

postato da: Renatone alle ore 08:16 | link | commenti
categorie: vita, fantasia, umorismo, intelligenza, pensiero laterale